Inutili tutorial: come organizzare eventi in un piccolo centro abitato.

Metti caso che tu, comune cittadino libero (di cultura media e razza bianca caucasica) abbia un interesse che vuoi condividere con più persone: potrebbe essere il tennis, la pelota basca, il clavicembalo ben temperato, la pesca con la mosca, lo scrap-booking, la letteratura inglese vittoriana.. insomma, quel che vuoi, l’importante è che tu abbia a disposizione un gruppetto di persone con voglia di fare e di promuovere l’attività.

Metti caso che tu riesca nell’impresa di fondare un’associazione.

E metti caso che tu viva in un piccolo centro abitato di provincia.

Presente quelli con un migliaio scarso di abitanti, dove lo scorrere del tempo lo noti solo dai cambiamenti estetici (tipo le strade che vengono asfaltate più volte, villette nuove, piccoli negozi chiusi), laddove son presenti le famiglie “storiche” che son lì da generazioni ed hanno perpetrato le medesime credenze politiche/religiose/sociali nella propria gens per anni e anni (tanto che per partito preso la famiglia dell’ortofruttaro ti deve stare sulle palle perché prima della guerra il loro bisnonno aveva ingravidato la cugina acquisita del tuo prozio), insomma, quei piccoli centri urbani dove se vai dalla parrucchiera, in edicola, dall’alimentari o al bar (che in certi momenti assumono l’importanza che avevano i fori imperiali per gli antichi romani) sai quante renze ha tirato il vicino del pizzaiolo in un’ora?
Si?
Bene.

Metti sempre caso che tu voglia creare un evento, tipo che se suoni (il clavicembalo di cui prima) vuoi fare un concerto o, se ami la letteratura, vuoi organizzare una lettura di gruppo dei romanzi di Virginia Woolf.

Ecco per te, amico dei piccoli centri urbani, il mio tutorial:

“Come organizzare eventi in un piccolo centro urbano e uscirne il meno possibile pazzo”.

Primo, fondamentale e indispensabile passo: assicurati di avere il RINFRESCO (pochi stoici acculturati si muovono senza la prospettiva di cibo e bevande gratis); basta poco, l’importante è che dall’ingresso della sede dell’evento si intravedano i cabaret di paste e le bottiglie di analcolici.

Altra cosa: se vuoi ulteriore pubblico, un trucco sempre efficace è fare qualcosa che coinvolga anche gli alunni delle elementari. Perché tirare in ballo i bambini? Semplice: per ognuno di loro vengo come minimo i genitori, i loro ex-coniugi ed eventualmente anche i nuovi compagni, più fratelli, sorelle, zii, cugini, nonni e parenti tutti.
Non farti sviare dal senso di colpa, evita di recriminazioni tipo: “se sottopongo i bambini a due ore di concerto di clavicembalo o di letteratura inglese rischio di traumatizzarli..” perché, caro amico, ho visto coi miei occhi settenni superare brillantemente un’ora e mezzo di solenni canti religiosi prima di arrivare a recitare la propria poesia (si beh, ora sono 17enni bimbininkia, ma credo che questo sia un’inevitabile piaga sociale); inoltre i bimbi sono pucciosi e qualche volta hanno delle insegnanti giovani, gnocche e single. Ricordalo.

Fondamentale è inoltre non pestare i piedi a nessuno, perché una semplice dimenticanza potrebbe trasformarsi in un affronto imperdonabile, un’offesa che vi porterà a udire un costante brusio con scambio di sguardi (stile agguato mafioso) ogni volta che metterai piede in un luogo pubblico e all’ostracismo ad vitae. Sei sicuro che te e la tua associazione siate gli unici a occuparvi di questo tipo di attività? C’è qualche altro appassionato oltre a voi in paese? C’è qualcun altro che ha tentato in passato di fare qualcosa di simile? E inoltre: hai controllato quando cadono gli eventi mondani della popolazione (che son sempre tutti a lamentarsi che non capita mai niente, ma se vuoi organizzare una pedalata in campagna devi rimandare di un anno perché ogni week-end c’è qualcosa)?
Ricorda bene che la conditio sine qua non per vivere in pace con tutti i tuoi compaesani è di NON PESTARE I PIEDI A NESSUNO; corri quindi immediatamente a farti dare un calendario delle manifestazioni (in caso non esista vai a messa la domenica mattina, siediti nei banchi infondo e domanda alle zitelle che ciaccolano tra una lettura e l’altra: avrai l’aggiornamento di tutti gli eventi mondani e non) e chiedi ad ogni altra associazione se c’è anche solo l’intenzione di far qualcosa in quel periodo… Non andare sul sicuro dicendo che son secoli che a novembre nessuno organizza nulla, alza il telefono e chiedi: timore e la reverenza fan sempre piacere.

Ora, sistemata l’interazione con le scuole (e ottenuto il numero di telefono della neo-laureata insegnante di ginnastica.. ma solo per fini organizzativi!), è ora di trovare IL POSTO in cui dar luogo all’evento.

E qui devi fare appello a tutte le tue capacità diplomatiche e relazionali (un ulteriore corso avanzato di psicologia e tante puntate di “lie to me” si riveleranno estremamente utili).

Di solito i posti più gettonati sono: il salone polifunzionale (qualora il pese ce l’abbia), la palestra/teatrino/atrio della scuola (qualora il pese ce l’abbia), il salone/cortile/teatrino dell’oratorio (qualora il pese ce l’abbia agibile e a norma di legge) e, se l’evento è un po’ di nicchia, la biblioteca (qualora il pese ce l’abbia agibile, a norma di legge, delle dimensioni adatte e con un certo numero di sedie a disposizione.. mi raccomando se l’evento è musicale, chiedere sempre prima se è concepibile far suonare una situazione acustica in un luogo che -a detta di molti- DEVE far cose da biblioteca*).
In ogni caso dovrai chiedere il permesso a chi di dovere e la location del tuo evento a questo punto verrà scelta non tanto badando al tipo di evento ma ben sì a questi fattori:

  • I casini che hanno combinato i tuoi avi nei confronti degli avi dei proprietari/responsabili delle location da cinquant’anni a questa parte.
  • Il fatto che voi siate religiosi praticanti e che vi siate fatti spesso vedere dal parroco alle sue celebrazioni (se poi siete nel suo entourage avrete il doppio delle possibilità anche coi ministri di Dio più indisponenti).
  • L’importanza economico-sociale della vostra famiglia (controllate di non avere parenti in cella o indagati, e fate in modo l’opinione pubblica abbia un bel ricordo di voi).
  • In quali associazioni te ed i tuoi parenti/amici avete fatto parte negli ultimi trent’anni.
  • Quali preferenze politiche avete avuto te, i tuoi genitori, i tuoi nonni ed i tuoi bisnonni nell’ultimo secolo.
Fate inoltre attenzione a con CHI parlate di questo evento, anche solo quando la vostra è un’idea malamente abbozzata.. Ad esempio, se ne discutete con un membro dell’associazione-dilettantistica-amanti-del-rubamazzetto assolutamente non chiamate poi il circolo-fan-della-pelota-basca per fare il tutto, anche se il primo s’è dato alla macchia o nel mentre è morto (ne avrà parlato con minimo altre sei persone quando era in vita, e di loro sicuro che qualcuno ci rimarrà malissimo); è buona norma dubitare anche di quelli del “splendida-idea-ti-do-tutto-io-finanzio-io-faccio-io”, perché sono i primi a volatilizzarsi nel nulla accampando scuse tipo la prima-comunione del nipote trentenne o un periodo lavorativo intenso (anche se sono disoccupati con tanto di assegno sociale).
Ulteriore cura va poi alle alleanze, perché se quest’anno hai organizzato il tutto con l’appoggio della pro-loco, l’anno prossimo non sperare di farlo con il comune perché piuttosto organizza una cosa uguale spiccicata ma chiama (ed eventualmente paga) gente da fuori**; vero che puoi obiettare che infondo non hai firmato alcun contratto di esclusiva con nessuno, ma checcevoifà, è così, paisanot si nasce e non se ne viene più fuori.
Se poi alla fine, come mi auguro, tu abbia superato tutto quando indenne (magari con qualche capello bianco in più e qualche soldo di meno in tasca) e la tua mostra-fotografica / concerto / reading / presentazione / sarcazzo ha avuto luogo.. ricordati, respira a fondo.
E soprattutto take-it-easy il giorno dopo, quando riceverai i complimenti sinceri di chi apprezzato (che son quelli che poi ti fanno continuare nonostante le nevrosi), quelli di chi t’ha dato picche fin da subito e poi si s’è pentito, quelli di chi è caduto dalle nuvole e ha scoperto (previo “ah ma io non esco mai per il paese, i manifesti nei negozi non li leggo e non ho contatti umani con nessuno***) che c’era il tuo evento ad appena un secondo dalla sua conclusione (“fottuto tempismo che si burla di me!”), e le inutili, petulanti, fastidiose, scontate, patetiche, infantili critiche di chi si è sentito escluso.
Parola di una che dal paisanottismo ne è uscita -quasi- indenne.

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*Amenochè non venga a suonare l’amico o il parente di qualcuno in giunta. In fatto di raccomandazioni, la politica nazionale non ha proprio niente da insegnare ai paisanot.
**Tutto ciò non vale se gli abitanti del piccolo centro urbano sono inferiori a 200 unità. In quel caso le persone nelle associazioni bene o male son sempre le medesime che han voglia di rimetterci in salute mentale.

***Magari sarà vero che non mettono mai il naso fuori casa, ma state tranquilli che sono i più informati di tutti.

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3 commenti su “Inutili tutorial: come organizzare eventi in un piccolo centro abitato.

  1. Brava Paola, 10+!!
    Questo è un po’ il brutto dei paesi..anche se penso che anche le grandi città abbiano di ‘sti problemi, perchè in fondo, tutto il mondo è paese..
    E chi critica è sempre lì dietro l’angolo, ma parla solo per invidia, perchè è di quelli che dice dice…che bisogna fare qualcosa di innovativo, bisogna evolversi, ma alla fine non fa mai niente e non accetta che altra gente invece si impegni e faccia e ci riesca pure a fare qualcosa.

    Per cui, stringiamo i denti e diamo soddisfazione alle male lingue, anche se a volte è davvero difficile e ci fanno male…chi prova, chi fa e chi riesce (ma anche chi non riesce, l’impo è che ci abbia provato)avrà poi una soddisfazione immensa e una rivalsa su chi non ha fatto altro che spalargli merda addosso…

  2. Come già scritto su Faccialibro: sembra la descrizione perfetta di Tronzano.

    E mi raccomando: dei bambini devono occuparsene ASSOLUTAMENTE i nonni, altrimenti:

    Reazione 1) Guarda quei poveretti che devono fare tutto da soli
    Reazione 2) ‘Sti poveri bambini sempre all’asilo/nido/scuola/circolo culturale/portalidovevuoichetantononvabene
    Reazione 3) Ti guardano come un alieno e dicono frasi che vanno dallo “scherzi” allo “siete pazzi”.

    Un bazooka ci vorrebbe!

  3. Io avevo pensato alle molotov in passato 🙂 la strategia di successo, secondo me, è farsi gli affari propri.. o meglio, rimanere superiori ai comportamenti che io definisco “da paisanot” e farsi, qualora sia possibile, una risata. Tanto oggi si lamentano di te, domani di un altro…

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