Intenso

Questo è uno di quei momenti in cui le cose da dire scrivere sono talmente tante da incastrarsi tutte assieme e fare tappo.

Che sono giorni che cogito cosa poter mettere nero su bianco ma l’unica cosa partorita dal mio cervello, mentre vegetavo con gli occhi semi-chiusi sul divano, è stato un solo aggettivo:

Intenso.

Tipo un espresso ristretto, il profumo che hanno i fiori delle piante in questa stagione, un abbraccio petto-contro-petto, le note di una canzone che ti piace da morire o l’odore dell’aria alla fine di un temporale.

Intenso, come i capricci di Nano

ed i tentativi di placarli con le buone, sentirsi presi per i fondelli e partire con le cattive per poi sentirsi merde e cercare una cavolo di via di mezzo che garantisca un minimo risultato senza creare danni psicologici.

Nano è cambiato, lo vedo, attraversa un periodo di capricci alternati a suppliche di non andare all’asilo, da “non voglio la maestra X” a “stai qui con me” che se potessi mi travestirei da banco e rimarrei lì tutta la giornata per capire se MaestraX ha ragione quando dice che c’è da portarlo dalla psicologa o se ha torto MaestraY che invece sostiene che è il normale comportamento di un quasi quattrenne (e che comunque è la MaestraX non è autorizzata a fare diagnosi ansiandomi inutilmente).

Ho persino il sospetto che non si trovi bene coi suoi compagni, che sia stato stigmatizzato come il cannibale (nomignolo dato da una mamma nella chat delle mamme, così per ricordarvi di non entrare mai in queste trappole social) che forse forse dovrei fargli cambiare asilo e fanc**o a tutti quelli che mi hanno raccomandato l’attuale.

Intenso, come un concerto

anche se all’estrema periferia est di Milano, anche se in un pub che da fuori sembra più una bisca per clandestini, anche se hai tra le mani un album autoprodotto per metà in saletta e per metà in uno studio di registrazione serio ma la gente te lo compra lo stesso e chi l’ha già comprato torna appositamente a risentirti.

E aggiungici la soddisfazione di aver fatto tutto da sola, dal caricare al montare a re-incastrare tutto in auto senza Marito, l’aver dialogato con perfetti sconosciuti (si, dovrebbe essere normale per uno che suona e che soprattutto vuole promuovere la propria musica ma io di normale ho ben poco, l’ho detto mille volte) e l’essermi ritagliata qualcosa di mio, completamente mio

…che mi diverte e non mi crea ansie.

Intenso, come il vespaio di polemiche sui social

che più di una volta mi ha fatto dire: faccio prima a chiudere definitivamente facebook piuttosto che fare l’ennesima scrematura tra persone normali e bercianti analfabeti funzionali.

Perché mi smonta vedere quante persone reputavo intelligenti ed invece sono lì a condividere l’ennesima bufala, dalla Boldrini che cancella il Natale (si, a qualcuno sfugge che ora il presidente della camera sia Fico) a Giobbe Covatta che, dalla sua esperienza con AMREF, se ne esca con un discorso da fare invidia a Salvini per i contenuti.

E mi smontano ancora di più le arrampicate sugli specchi tipo “eh, lo so che non l’ha detto Covatta* [*no, non è vero, è che mi sto parando il culo al volo] ma condivido appieno il discorso” o le risposte standard tipo “buonista”, “e allora portateli a casa tua” (cazzo centri non lo so, oltretutto chiederlo al berciante non porta ad alcuna risposta sensata) o l’evergreen “zecca rossa” che fa figo e da’ un che di acculturato in storia.

Che poi mannaggia all’Italia che non ha passato le selezioni per i mondiali di calcio, altrimenti gran parte dei leoni-da-tastiera che conosco sarebbero impegnati a insultare arbitri o a consigliare la miglior tattica d’attacco.

Intenso, come il lavorio per il matrimonio della sorella*

che ora che guardo la mia scrivania, svuotata da segnaposti, bomboniere, sacchettini di organza, conetti porta riso ed il mio abito da sorella-della-sposa assente dall’armadio (prima o poi mi ricorderò di andarlo a prendere in tintoria, spero!) mi piglia un vuoto esistenziale che manco so spiegarvi.

Mi sono rimasti dei cuoricini di carta bianchi e arancioni e non ho intenzione di ritirarli, li voglio lì, così ogni tanto, mentre faccio cose che mi annoia fare, li prendo in mano e ci gioco.

Tipo antistress. Anzi, meglio perché mi viene in mente il prossimo punto…

*su instagram gli ho dedicato l’hashtag #mysisterwedding, date un’occhiata per farvi un’idea

Intenso, come il sorriso di mia sorella e mio cognato nel giorno delle loro nozze

mentre lui aspettava lei all’altare, mentre lei arrivava in mezzo agli applausi di invitate e compaesani che si sono fermati per curiosità, per fare gli auguri, per vedere la Chiaretta che ci è passata dalla modalità ragazzina-maschiaccio a donna senza che ce ne accorgessimo, mentre le cantavo il pezzo che mi aveva chiesto (con un self-control da far invidia alla Regina d’Inghilterra), mentre a fine cerimonia piangevo singhiozzando assieme alla direttrice del nostro coro, mentre affrontavano i giochi preparati per loro, mentre posavano per le foto.

Come l’amore che li ha sempre legati, insomma.

Intenso, come un responso medico positivo

e quel responso era l’ultima cosa che ti aspettavi perché se hai la fortuna di avere pochi cazzi di salute in famiglia, la volta che ti capita qualcosa di storto è come una randellata sui denti.

Perché all’inizio c’è il dubbio, la prima visita, il parere ottimista dei medici, quelle percentuali così cariche di speranza che quando ti comunicano che rientri invece in quel timido 20% ti domandi “ma stiamo scherzando?”.

Così ti aggrappi, assieme ai tuoi cari, alla normalità, a quello che c’è da fare: c’è il matrimonio, la casa da finire, poi il pranzo da me perché finalmente ho il cortile finito ed arredato ed ora possiamo mangiare tutti fuori lamentandoci del caldo e delle mosche.

Che si, anche le mosche ti sembrano una bella cosa mentre attendi, lontano da chi ami, una telefonata che ti dica se l’operazione è andata bene o meno.

Intenso, come il sospiro di sollievo

come la voce rassicurante di mamma, le parole del chirurgo, la foto di papà fatto su nelle bende che sembra abbia avuto un mal di denti più che un tumore.

Come lo sguardo di Marito che gioisce con me e che forse finalmente si ritroverà una moglie un pochino più rilassata.

Ma un pochino, eh… non facciamoci illusioni.

Intenso illustrazione

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