Di pacco e di paccari

Che sia per un ricevimento nunziale.
O un aperitivo informale.
Sia per una pizzata di fine anno, una gita fuori porta, le vacanze in Salento, la giornata di volontariato, l’addio al nubilato pianificato da mesi o un semplice “passo da te che è da troppo che non ci si vede” lui è lì, in attesa, pronto a presentarsi quando hai già preso ferie e stravolto il planning settimanale per far quadrare tutti gli impegni.

Ebbene si: sto parlando del PACCO.

Bestia nera di ogni persona dotata di voglia fare e nemico giurato dei malcapitati che si trovano (spesso a tradimento) a organizzare una qualsiasi cosa che richieda la partecipazione di terzi, non può essere previsto nemmeno dal miglior organizzatore d’eventi della Milano che conta.

Figuriamoci da noi poveri tapini che, armati di smartphone e computer, stiamo contattando tutta la rubrica per avere un po’ di gente alla tombolata annuale pro-terremotati.

Pacco

Partiamo quindi dal presupposto: è inutile lamentarsi

Il pacco sempre c’è stato e sempre ci sarà, dalle nozze di Cana al tuo compleanno. Non sei te che non trasudi simpatia e loquacità come i migliori PR, tantomeno non è perché non vali o non hai l’outfit adatto: il problema è tutto di chi non sa prendere seriamente gli impegni (casomai a te va il nobel della pace per non aver fatto stragi fino adesso).

Tipi di paccari

Proviamo a tracciare dei profili. Anzi, dato che sono qua in preda all’insonnia, facciamo un bel case study prendendo spunto da una situazione abbastanza comune tra giovani e meno giovani: capodanno (da me rinominato anche capopacco per l’alto tasso di sole che ho visto rifilare negli ultimi quindici anni).

Hai per le mani un bell’appartamento nel chianti e vuoi invitare un gruppetto di amici. Dato il costo contenuto e la bellezza del posto, ne parli con un mese di anticipo raccogliendo il consenso di tutti.
Ecco le previsioni del vostro San Silvestro a seconda del paccaro che vi siete ritrovati tra gli invitati.

Il desaparecido. Ti ha detto si il 2 dicembre ma dal 3 risulta introvabile e non avrai più sue notizie fino alla settimana di Pasqua dell’anno successivo, quando ti chiederà se si fa qualcosa per pasquetta.

Gli eterni indecisi. Ti hanno già talmente asciugato con il loro rimbalzarsi di “ma te che vuoi fare?”, “ah per me”, “e io boh”, “no ma decidi te” che hai deciso a prescindere di non contarli tra gli invitati. Chiederete loro una prima conferma il 29 che non vi daranno, al 30 risponderanno “domani vediamo” ed il 31, quando sarete ormai in autostrada, dovrete ancora chiamarli per avere la certezza che non vengano.

L’influenzato. Oh, per la carità, capita: io questo capodanno me ne sono uscita dal bagno giusto per il count-down e mi ci sono ri-fiondata poco dopo. Tuttavia per questo paccaro l’influenza si palesa giusto giusto la mattina del 31 dicembre e scompare magicamente la sera stessa, a casa di altri, mentre si canta Braaaaaziiiiil, lallallallallallallallà.
E sappi che se gli chiedi i soldi sei uno stronzo, perché lui, non fosse stato per la H3N2, sarebbe stato dei vostri.

Gli entusiasti. Le O del “figo” esclamato sono lunghe quanto un pi greco, ti hanno abbracciato e assicurato che loro ci saranno perché sono presi benissimo per sto capodanno tuttavia al 21 di dicembre, quando è ora di versare la caparra, avranno la nonna infartata.
Motivo per il quale sarai uno stronzo se gli chiederai i soldi.

I depressi. Sai già che tipi così non verranno: c’è la loro ex col nuovo moroso, uno con cui han litigato alle medie, gente che non piace, troppi soldi da spendere o siamo in campagna che io mi sento morire se non vedo il cemento. Però dicono di sì e versano pure l’anticipo. Al 31 mattina, mentre carichi le valige, riceverai una telefonata di 90 minuti in cui ti elencheranno tutti i tristi motivi che li han portati a tirarti pacco.
E beh, se proprio devo si, ti do i soldi. Stronzo.

Le seconde scelte. Questi fin da subito han pensato “sto cadso” al tuo casale nel chianti, tuttavia l’idea di passare capodanno a casa li terrorizza più dell’andare per tre giorni in un posto che non piace con gente che piace ancor meno. Come si sblocca qualcosa di meglio (ai primi di dicembre se va bene, alle 15.00 del 31 se va male) parte la prima scusa che viene in mente.
Si comunque i soldi te li do indietro, eh!

Gli onesti. Si, lo ammettono: ti stanno facendo pacco. Si lo so che non si fa, si lo so che ci tenevi, si lo so che un po’ vi mando all’aria tutti i piani, si lo so che avrò detto di si tremila volte per poi non farmi più sentire ma oh, è andata così a sto giro, vedrai che a pasquetta andrà meglio.
Ah, ti devo dare i soldi?

Eliminazione fisica ed altri rimedi

Eh no, non è ancora passata la legge che ne renda legale l’omicidio ma sono sicura che ci stiano lavorando sodo.

Fino a qualche anno fa pensavo che restituire il favore fosse la soluzione migliore, tipo dire di si alla cena a base di piatti destrutturata e rifilare due ore prima una scusa plausibile (il cagotto è il best-of degli imprevisti credibili). Alla fine però ho smesso perché primo ho fatto catechismo per tutte le elementari e medie (il monito “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” ancora mi risuona nelle orecchie), secondo perchè ho capito che al paccaro può anche dare fastidio il tuo pacco ma alla fine non cambierà: l’empatia, il rispetto per gli altri ed il concetto di “caparra non rimborsabile” gli è totalmente sconosciuto.

Come non gli importa che tu sia da sola, al cinema, in coda per un film che nemmeno ti ispira, che abbia stipulato un mutuo per la baby-sitter (o pregato ogni parente disponibile del raggio di 20 km) per sistemare il figlio e avere la sera libera, che ci abbia messo la faccia per organizzare l’evento anche con altre persone o che salteranno mesi di preparativi se loro non ci saranno.

Ci sono solo loro con il disagio del non saper dire NO fin da subito ad una cosa che non interessa.

il disagio del “no grazie”

Perché partiamo dal punto fondamentale: se uno vuole esserci c’è.

Magari si gioca un po’ a tetris per riuscire a incastrare tutti gli impegni, può anche essere che si debba passare mezza giornata su whatsapp per mettere d’accordo tutti su una data ed un’ora MA, imprevisti a parte, poi ci si ritrova felici e sorridenti davanti ad un Crodino a raccontarsi qualche cazzata.

Poi c’è tutto un universo di forse, aspettacheguardochenonsonosicuro, simaancheno, potrebbeesserematiconfermo.

Che ci stanno perché non sempre si è disponibili e non sempre si ha voglia di frequentare determinate persone ma proprio perché dall’altro capo c’è qualcuno che sta organizzando qualcosa di cui non ti frega una beata mazza sarebbe carino dire subito NO.

Perché le mezze parole, i messaggi su Wathsapp letti e lasciati lì, sperando che nessuno noti quelle spunte blu o che quella chat scorra inesorabilmente verso il fondo dello schermo, le mail lette ma poi “cavolo mi sono dimenticata di rispondere” o i rimpiattini per sapere chi c’è e chi non c’è sono ben più fastidiosi di un “non me ne frega un dannato cadso”. Il punto, per tornare al nostro case-study, non è il passare o meno con me il capodanno ma il perché, dannazione, tenermi in ballo fino a quasi fine dicembre con un appartamento per poi svegliarsi e dire “ah già… ma no, guarda, ci tenevo ma mi hanno dato fuoco alla casa proprio ieri“.

Perché, se proprio si deve lavorare di fantasia, a sto punto non farla bruciare due settimane prima sta casa, che almeno non mi vedo costretta a peregrinare in tutto il chianti alla ricerca di un appartamento libero e a basso costo?

In fin dei conti siamo persone adulte che devono prendere una decisione.

Tipo: grigliata da noi? No, grazie, abbiamo altri programmi; nottata alla sagra della porchetta a far da guardia a un maiale che gira sulla brace fino all’alba? No, io a una certa voglio andare a dormire e voglio farlo su un materasso comodo. Vieni a sentirmi suonare? No, grazie dell’invito ma quella in un pub che puzza di fritto non è la mia serata tipo.

Se sono qui a scrivere vuol dire che nessuno mi ha mai uccisa per aver detto no a qualcosa.

Mal che vada si, qualcuno si è offeso, ma pazienza: una persona che non rispetti i tuoi spazi non è una gran perdita… ed è sempre meglio –giuro– di un gruppo adirato di testimoni che sta ancora aspettando la vostra quota per la cena con spogliarellista di un addio al nubilato.

 

 

 

 

 

 

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