Gli auguri filosofici.


Come l’anno scorso mi ritrovo a riflettere sul solito dilemma.
Auguri standard o auguri filosofici?
E chi lo sa. Le prime volte che impacchettavo regali e scrivevo biglietti mi perdevo a riflettere su cosa scrivere al destinatario; mi piaceva dire qualcosa di carino, molto personale, che facesse capire quanto ci tenessi a lui. Poi il tempo è passato, sono arrivati gli esami universitari (e tra un esame e l’altro c’era a malapena il tempo di andare a comprare qualcosa), il lavoro, e i biglietti si son sempre più ridotti, fino all’anonimo: Auguri!
Certo, chi mi conosce da una vita non ha bisogno di un tema per sapere che gli voglio bene e che gli auguro tutto il bene del mondo. Ma mi ha sempre turbato usare la stessa parola, “auguri”, anche per augurare buone feste solo per buona educazione. Gli osservatori più attenti magari si accorgono che quando dico qualcosa controvoglia o che non penso mi si alzano immancabilmente le sopracciglia, oppure stringo gli occhi per far credere che sia concentrata.. ma ecco che son partita già per la tangente e ancora non ho detto nulla di gioioso e natalizio. Bene, comincio. Vada per gli auguri filosofici.
Il 2011 è stato un anno di merda. A parte la crisi, il vedere sempre più persone che conosci  con l’ansia di non arrivare a fine mese, i locali un po’ più vuoti, gente che prima poteva farsi un secondo stipendio suonando ed ora va anche solo per un panino gratis, le richieste alla caritas che aumentano.. è stato anche umanamente di merda.
Non mi voglio dilungare su voci false dette un po’ a chi capita e a ricordare momenti tragici come quel pomeriggio in cui una telefonata mi avvisava che avevano trovato mio nonno morto, in un fosso. Posso solo dire che dopo tanto mi è tornata l’ansia, mancata la voglia di alzarmi al mattino e ricomparso il bruciore di stomaco che non provavo più dalle medie. Posso confermarlo, ha battuto il 2003.
Ed è stato nel momento in cui me ne sono resa conto che ho smesso di piangere.. o per lo meno, che ho diminuito la dose di lacrime.
Nel lontano 2003 finii sottopeso per tutta una serie di motivi che ormai ho pacificamente ritirato in un cassetto della mia mente. Eppure in quell’anno, nel bel mezzo del periodo più brutto della mia vita, ho conosciuto un ragazzo un po’ fuori di mina, di cui ho capito che potevo fidarmi a vita. Fu il primo amico vero, con cui mi sentii in grado di raccontare senza paura quel che mi stava accadendo.. il primo amico che piaceva a tutti perchè sapeva porsi con umiltà ma anche con schiettezza, rimanendo coerente con le sue idee anche a costo di discutere. Me ne innamorai e fortunatamente ricambiò, dandomi finalmente una sicurezza e un amore che non avevo mai avuto da nessun altro. Il 2003 è stata un’enorme distesa di letame, ma dal letame nascono i fiori.. e Robi (mio marito) assieme alle mie compagne di classe e a tutte quelle persone che ho iniziato a frequentare in quel periodo sono stati i fiori più belli mai visti in vita mia.
Ripensarci mi ha dato un po’ di forza.. 
Sono di nuovo passata in una distesa enorme di letame, delusa dal comportamento delle persone che ti adorano finchè non dici qualcosa che non vogliono sentirsi dire: la verità. Stufa di dover sopportare l’arroganza di chi pensa di essere il migliore, stufa di tentare di spiegare come stanno le cose, stufa di cercare un punto in comune con chi non pensa a nient’altro se non sè stesso… col cuore a pezzi nel vedere la domenica a tavola un posto in meno, nessuno che ti chiede scherzosamente se hai smesso di viaggiare, nell’entrare in una casa vuota, con tutto in ordine come se il proprietario non se ne fosse mai andato.. con la paura che anche l’ultimo legame con la tua infanzia si rompa e ci sia un altro posto vuoto al prossimo pranzo di Natale.
L’ultima cosa che volevo fare, arrivata a fine anno, era guardarmi indietro e rivedere tutto ciò che è andato storto.. e poi l’ho fatto lo stesso, scoprendo che dal letame son di nuovo nati dei fiori: amici che hanno ascoltato i miei sfoghi e mi han dato forza per non badare a chi diceva fandonie su me e su chi più amo, amici che son partiti con me di notte, son saliti su un aereo e mi hanno accompagnata a NY, altri amici che han sfidato il freddo e il sonno per girare un maiale sulla brace, un viaggio che mi ha portata in giro per il Canada e per gli USA, la scoperta di Istanbul, una nipotina in più… Poi ce ne sarebbero altri di fiori, li li per sbocciare. Ma non dirò niente, sono troppo superstiziosa per anticipare.
Aspetto che il 2011 si concluda (e per scaramanzia lo andrò a salutare da un posto che amo, la toscana) e mi preparo per fiondarmi nel 2012. 
Uh ma caspita.. non ho aggiunto gli auguri!
Bene.. vi auguro questo: che nonostante tutta la merda mandata giù quest’anno nulla vi fermi nell’affrontare con nuova speranza il 2012. Ricordate? L’anno scorso scrissi di osare e di fare, alzare il culo e dire tutti i vaffa che vi servono. Quest’anno vi dico che per quanto si soffra nel migliorarsi e nel cercare la propria felicità prima o poi i frutti si vedranno.
Con affetto,
Paola.
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