Giudizi (scolastici) universali

Ci sono momenti in cui la paisanottitudine mi si evolve da qualcosa di cui ridere a qualcosa per cui imbracciare un fucile e sparare senza pietà.

Lasciando perdere il meglio del peggio della sua esternazione (i funerali, ma di ciò parlerò in un altro post) uno dei momenti in cui questa piaga sociale raggiunge punte rimarchevoli è quel delicato (ed importante) periodo in cui devi ottenere un titolo di studio.

Già è (a prescindere da quanto uno ci tenga alla media scolastica) un periodo intenso.
Già in casa si respira l’aria che tirava in Polonia poco prima dell’invasione nazista.
Già di norma anche i genitori meno opprimenti ti fiatano sul collo con domande inopportune tipo “ma secondo te sei pronto?” Oppure “Ma hai studiato?” (A cui segue solitamente la sarcastica risposta “no, ma va’, é che ho scoperto di essere un vampiro quindi evito di espormi alla luce del sole“).
Già tu stai vagamente di merdaccia.

A un certo punto arrivano pure loro.

Tu non sai chi sono, mentre loro sanno tutto di te e non è perché lavorano per la CIA.. il più delle volte è colpa di tua nonna che, orgogliosa della sua discendenza, viola in continuazione la tua privacy raccontando tutto quello che le raccontano i tuoi genitori, mentre te ignaro sei piegato sulla scrivania a risolvere integrali.
Sono persone che spesso non hanno nemmeno dei titoli di studio altisonanti o una cultura di un certo spessore per poter esprimersi in merito e che campano di un’unica cosa: i fallimenti altrui; roba che anche il voto di un esame di terza media può fare la differenza tra una giornata di m**a ed il perfect day della loro triste vita.
Per questo sanno, a un minuto dall’esposizione dei tabelloni, se e quanti asterischi hai, la materia in cui vai meglio e quella in cui vai peggio (ovviamente a loro interessa solo quest’ultima); sanno anche che non sei in buoni rapporti col tuo ex e, se disgraziatamente la sua media è più alta della tua, te lo fanno notare con quarantadue denti in vista; sanno (a volte perché si recano proprio nelle scuole per sapere chi è uscito con quanto) con quale voto avete passato la maturità, attendono che voi rimettiate il naso fuori di casa e chiedono: “mi han detto [ergo: sono andata a farmi i ca*zi tuoi] che sei uscito con 70/100.. ma non è un po’ poco?”.
Infine, per concludere un piano perfetto, sanno pure chi ha preso più dei propri figli e li evitano come la peste.. Anche se sono solo due punti in più, perché al paisanottismo non si scappa, l’onta va evitata e persino cose grosse come le bocciature dei propri pargoli (che tutti comunque sanno essere dei gran cazzoni) vengono insabbiate con le scuse più verosimili: sono stati ammalati, hanno avuto difficoltà a inserirsi nella nuova classe e quello str**o del prof di religione li ha presi di mira convincendo tutto il collegio docenti ad abbassargli la media.

A volte iniziano ad agire prima, mentre tu stai tirando testate al portatile in attesa di un’illuminazione su come concludere la tua tesi (ovvio che loro già sappiano a che capitolo sei arrivato e decidono di partire in base al fatto che tu sia più avanti dei loro figli e/o nipoti), chiedendo: “E cosa farai dopo? Hai prospettive di impiego? No perché la figlia della madrina di mia cugina Ramona ha trovato subito ma lei si è laureata in una cosa molto particolare…” oppure “Mio nipote è uscito con un voto troppo alto per andare a lavorare [eh lo capisco, questo lavoro, che cosa disgustosa e svilente…], preferisce continuare con un’altra laurea che sarebbe un peccato smettere.. ma te che pensi di fare? Alla fine forse ti conviene lavorare..” oppure ancora: “Eh certo che al giorno d’oggi o esci con un 100 o sennò… che fai? Eh, vai a lavorare! [Ribadisco: il lavoro non nobilita l’uomo, si sa che finita un’università se ne può sempre cominciarne un’altra per evitare di dover fare sta brutta cosa..]”.
Altre volte ancora non hanno nemmeno una certa età, perché la paisanottitudine è una brutta bestia e colpisce anche i giovani.. giovani che, come le sciure di cui sopra, campano delle delusioni altrui ma mancano di esperienza nella sottile arte del voglio-farti-sentire-una-merdaccia-immediatamente e che finiscono a farsi figure barbine con frasi tipo: “Con che voto pensi di uscire? 80? A allora uscirai con 70 perché esci sempre con dieci punti in meno di quel che ti aspetti“.

[Ragionamento a  cui segue l’ovvia riflessione “uh, chissà come ci sono rimasti male quei poverini che pensavano di uscire con 110/100..”].

Insomma, sono un po’ come il ciclo in anticipo quando siete in vacanza con le amiche: fan venire l’ulcera. Però, a distanza ormai di anni, posso dire di aver imparato a compatirli: in fin dei conti per loro la concezione che una vita intera non possa essere influenzata da un voto (ragazzi, il più delle volte non lo è mai) è lontana anni luce, sto numero non è un modo per capire se e quanto avete appreso il programma, non è un sistema per sapere dove sono le vostre lacune e i vostri punti forti per orientarvi meglio nella vita, non è una cosa che serve esclusivamente a voi… il voto è un giudizio, una condanna, il voto vi perseguiterà fino all’estrema unzione per ricordarvi che avete fallito e che ne avete sofferto, è -per questi esseri dall’autostima inesistente- un parametro per capire chi temere e chi no.
Per questo se abitate in un piccolo centro urbano e riconoscete queste situazioni, vi prego, anzi, vi scongiuro di combattere la paisanoteria a suon di sorriso da Buddha: sereno, soddisfatto, sopra a queste quisquilie da miserelli. Perché non c’è niente che destabilizzi i paisanot in queste situazioni come la vostra felicità, dato che per essi è inconcepibile l’essere felice a prescindere dal giudizio altrui.. gna’ fanno proprio.

E comunque, se proprio volete farvi quattro risate, per la legge del contrappasso attendete che a laurearsi/diplomarsi/fare colloqui siano i loro figli. E poi chiedete.

Gustarvi la loro faccia paonazza non avrà prezzo.

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