Di fighe di paese

Dopo una breve indagine statistica effettuata tra miei simili (presente quelli estroversi, sempre al centro dell’attenzione, con carattere, savoir faire e magnetismo a palate? Ecco, l’opposto) ho notato che, tra le svariate cose che ci hanno rovinato l’autostima nel delicato momento in cui passavamo da ingenui bambini a piccoli adulti, compare quasi sempre lei: la figa del paese.

Precisiamo: chi è cresciuto in città, mi spiace, non può capire. La figa della scuola, del quartiere, dell’oratorio o del centro ricreativo non è assolutamente la stessa cosa: l’alta concentrazione di esseri umani in città permette di cambiare aria con molta facilità mentre in paese, su mille anime, solo il 40% della popolazione non porta la dentiera costringendoti a passare i primi quattordici anni di vita con la stessa ventina di persone.
[Ovviamente in certi casi può essere piacevole ma, se come me eravate degli sfigati, ciò comporta una serie di fastidiosi effetti collaterali tra cui una marchiatura indelebile che probabilmente permarrà sulla mia progenie per le prossime tre generazioni].

Che oltretutto, a essere onesti, la figa del paese la chiamano figa ma poi proprio figa non è.
Basta infatti svoltare l’angolo per uscire dal paesello in cui vive (e regna sovrana) per ridimensionarne l’opinione e vederla per quello che è in realtà: una ragazza caruccia ma dall’autostima spropositata.

La figa del paese ha infatti come principale (e fastidiosissima) caratteristica l’alta considerazione di sé stessa, nonostante non abbia vinto un Nobel o risolto la crisi economica che attanaglia l’occidente da anni; il solo fatto di respirare o di essersi fatta per prima una qualcheccaspita di acconciatura suggerita da Cosmopolitan o Vanity Fair le pare sufficiente per guardare dall’alto in basso il resto dell’umanità. E il perché questo resto dell’umanità non le abbia mai spaccato il setto nasale a craniate è tutt’oggi oggetto di studio da parte dei più titolati antropologi.

Come resta un mistero anche il perché la figa si senta figa.

Gli antropologi di cui prima per ora azzardano solo qualche ipotesi: un ego grosso quanto il sistema solare (spesso ereditato dai propri genitori e alimentato dai poco obiettivi pareri dei familiari), l’essere rimorchiate dal figo del paese (con lo stesso ingombrante ego, ovviamente) o possedere un carattere talmente dispotico da sottomettere chiunque non abbia sufficiente forza d’animo per discuterci (cosa che sconsiglio vivamente in quanto, per una legge inattaccabile della paesanottitudine, puoi anche aver vinto un nobel ma la figa del paese ha sempre e comunque ragione).
Chi lo sa se un giorno la scienza ci fornirà delle risposte.
Per ora siamo solo certi di poter escludere a priori l’averla data via come il pane poiché, se non sei figa, chiavare troppo ti fa passare per il puttanone del paese (mentre se sei figa è tutto ok: stai solo vivendo appieno il tuo essere donna libera e indipendente che nessuno ha il diritto di giudicare).

Oltre che l’autostima grande quanto il culo di Giuliano Ferrara, la figa del paese possiede anche un entourage di aspiranti fighe, ovvero ragazzine dall’autostima meno solida che in realtà vorrebbero solo crocifiggerla ma le rimangono vicine nella speranza di assorbire un po’ di figaggine per osmosi. Ai margini di questa mandria ci sono poi le sfigate accolte per pietà (le fighe sono un po’ come i nobili indiani quando vedono i paria per strada, si sentono in dovere di fare l’elemosina) e i pretendenti che, per ottenere l’attenzione della bella*, hanno solo due possibilità: sfidarsi a chi riesce ad avvicinarsi di più al Q.I. di Jionni LaValle (roba che gli scimpanzé nella stagione degli amori a confronto sembrano Casanova e Cyrano) o tormentare le paria di cui prima.
*[Quando realizzeranno che la figa si ritiene troppo figa per frequentarli passeranno a batterla alle aspiranti fighe le quali, salvo espressione schifata da parte della figa-tiranna, saranno ben felici di starci per accrescere il loro prestigio sociale (ed un giorno spodestare la figa regnante, of course)].

Come avrete quindi intuito, tutto ciò che dice la figa diventa legge su un’intera generazione di adolescenti, lasciando strascichi della propria influenza anche quando teoricamente dovrebbe subentrare l’età della ragione ed avere una propria, indipendente opinione: se la figa è una runner tutti (anche quelli già impegnati che una botta ancora ci terrebbero a dargliela) diventano dei runner; se la figa ha cambiato macchina, tutte (anche le ex amiche inacidite che vorrebbero vederla trucidata dall’isis) cambiano la macchina; se la figa si interessa di arte ed apre una galleria nell’appartamento del nonno invalido, tutti (anche chi s’è trovato per caso il pollice opponibile nella mano) diventano estimatori della poetica decadente-post-urbana-di-staminchia.

Ma non è finita.

Sui social network la figa impazza: posta il primo piano della propria gatta spelacchiata ed è ola di pollici in su, dice di aver comprato un paio nuovo di scarpe e l’utenza maschile (che normalmente critica le proprie partner per l’acquisto compulsivo di calzature) se ne congratula, se si offende è gara a chi offre la punizione più truce a chi ha osato ferirla nell’orgoglio, se scrive cazzate è comunque più saggia di Rubbia e sbagliati a darle torto anche se sostiene che la terra sia esagonale.
Minimo minimo la crocifissione a colpi di status
.
(Ma anche i complimenti in messaggio privato da parte di chi, temendo la rabbia della figa e del suo fan-club, non trova il coraggio di mandarla a cagare.. roba che manco chi vive sotto copertura capirebbe).

C’è un modo per uscire da questa tortura senza mettere in atto una vendetta tipo quella di Carrie nell’omonimo libro di Stephen King?

Si, tranquilli, da questa piaga si scampa ed esistono pure più modi -semplicissimi- per farlo.

Il primo è uscire dai confini del paesello: la figa del paese detta legge solo ed esclusivamente nel proprio fazzoletto di terra per il semplice fatto che ogni piccolo centro abitato ha la sua. Se ne metti due insieme capita un po’ come coi gatti: o si annusano da lontano foffiandosi rabbiose o si aggrediscono a suon di unghie fresche di manicure. Oltretutto, per l’effetto dell’erba del vicino che è sempre più verde, la figa del paese vicino al tuo sembrerà più figa della figa del tuo paese.

Il secondo è lasciare che il tempo faccia il suo dovere: non è solo questione di invecchiare bene o male (a volte penso che la causa di certi sfaceli non sia uno stile di vita poco sano ma piuttosto la somma di tutte le macumbe accumulate negli anni) ma di maturare e capire che una può essere figa quanto vuole, ma se è un dito in culo di persona è meglio lasciarla morire lì, in solitudine e miseria.

Il terzo, e mio preferito, è di vederla per quello che è: una povera frustrata. Si, va bene, è figa, si, ok, è simpatica quanto una ragade anale, d’accordo, istiga alla violenza e la sua strafottenza è un invito al manrovescio secco. Ma badate bene: è il vostro nervoso che la nutre. Nel momento in cui ci si rende conto che il parere della figa del paese è importante quanto un’emorroide e si sfodera un sorriso soddisfatto, il maleficio si rompe e si scopre che, fondamentalmente…

…siamo noi che ce ne sbattiamo ad essere le più fighe di sempre.

Fighe di paese
Fighe di paese – ©PaolaZanetti
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