Di paesanottitudine e social network

La paesanottitudine non conosce età né barriere tecnologiche.

Anzi.

Sembra quasi che trovi linfa vitale proprio nei socialnetwork, terreno un tempo di proprietà di nerd e sociopatici mentre oggi è -ahimé- di tutti: giovani, anziani, quasi anziani, ragazzetti e pure di quella categoria di gente che si crede erroneamente lontana da questo mondo, impegnata com’è a riversare odio e frustrazione in pettegolezzi maligni e giudizi inappellabili mentre sono in coda dal dottore o farsi la permanente: i paesanot.

Essendo io un’attenta osservatrice del fenomeno, ho pensato di studiare approfonditamente come i paesanot si interfaccino con lo sconfinato WWW e di restituirvi un saggio breve sulle categorie -fino ad ora- scoperte.

Le pettegole.

Hanno scoperto l’Eldorado personale: niente più passeggiate quotidiane a prendere la solita michetta di pane o appuntamenti settimanali dalla parrucchiera per essere aggiornate sulle novità di tutto il paese; adesso, comodamente sedute sul divano di casa e senza spendere un euro, possono chiedere l’amicizia a tutti (soprattutto a chi non salutano per strada) e scandagliare i profili alla ricerca di status e foto da mostrare alle compagne di taglia-e-cuci.
Inizialmente intimorite dalla tecnologia, sfruttano i profili della prole ma, una volta scoperto il potenziale del feisbuc, perdono ogni inibizione sviluppando così una grave dipendenza da social.

I frustrati.

Il motivo per cui si sono iscritti a facebook è solamente ed esclusivamente vedere quanto vada in merda la vita agli altri. Ovviamente, nel social dove scatta la gara quotidiana a chi si vende meglio, restano delusi in poco tempo e finiscono con il litigare con chiunque e per qualsiasi motivo.
Tranquilli, vi eliminano come vedono che siete troppo felici.

Quelli che tutti li scherzavano da piccoli.

Per loro invece Facebook serve solamente ed esclusivamente per dimostrare ai loro compaesani che adesso sono due spanne sopra a tutti. Hanno ancora dentro di loro le cicatrici delle prese in giro dell’asilo ed adesso, con una media di cinque selfie studiati e ritoccati al minuto, passano le giornate a farci vedere che si sono fatti l’aperitivo nella Torino che conta, che son tornati ieri dalle Canarie ma stanno già programmando il week end culturale a Berlino, che hanno insomma soldi da spendere mentre voi poracci, che vi accontentate delle vostre solite amicizie e degli affetti sinceri, vi fate al massimo le due settimane nazional-popolari a Rimini.
Patetici.

La figa del paese.

E niente, ce la ritroviamo anche qui, non contenta di aver catalizzato l’attenzione dei propri coetanei dalle medie in avanti e di avercela fatta a fette con il suo ego gonfiato poi da chissà cosa non si sa.
Che magari non è più la figa di un tempo, ha cinquanta chili in più, le rughe, le smagliature ma non ci risparmia i selfie a bordo piscina col costume di Victoria’s Secret; convinta che ogni suo post debba almeno fruttare una cinquantina di like ci fa sapere delle scarpe nuove da 900 euro, del topocane che s’è comprata per esibirlo al bar, di quanti stronzi l’abbiano fatta penare e di come sarebbe bello avere qualcuno da amare per com’è veramente (che se anche ne capitasse uno davvero verrebbe friendzonato all’istante).
Monopolizzatrice di bacheche, va’ bloccata quasi subito.

I politicanti in erba.

Loro amministrerebbero meglio, farebbero tagli alle tasse, sistemerebbero le strade e riporterebbero indietro i marò troverebbero i fondi per nuove case popolari. Stiamo parlando di politica nazionale? Ma va’, loro anelano ad essere gli esponenti politici più in spicco nel loro piccolo centro abitato. Non che a chi amministri piccoli comuni non spetti il dovuto rispetto, ci mancherebbe, ma il paisanot dedito alla politica perde spesso la visione reale delle cose e scambia le elezioni del paese per la corsa alla casa bianca. Lo si capisce dal continuo impestare delle bacheche dei propri compaesani con link di critica al partito avversario contornati da messaggi sibillini (che poi si capisce subito a chi siano dirette le frecciatine, non serve essere Sherlock Holmes in un paesino di mille anime, ma faglielo capire…), tag in foto del proprio paese (che loro amano a dismisura, anche se nel bar fashion della prima città vicina sono lì a lamentarsi di quanto li asciughi la vita tra i pezzenti di provincia) o, peggio, in link fuffa di supporto al proprio partito, status in cui si esalta il marciapiede nuovo, la copertura della buca in via della chiesa, la riuscita della tortellata di fine estate.
A volte capita anche che scatti un severo controllo di chi mette like e di chi critica per poi sapere chi, tra le dieci macchine in perenne divieto di sosta nella via della posta, debba beccarsi la multa.
Lato positivo: danno il peggio di loro una volta ogni cinque anni, alle elezioni comunali,
poi li ritrovi più solo a polemizzare sul gruppo facebook del paese.

Gli acidi.

Ce l’hanno con tutto il paesino di merda in cui sono cresciuti e tocca loro tutt’ora vivere, con l’ego ferito dal fatto che sono vent’anni che ce la menano che se ne andranno via da sta manica di villici mentre oltre il cortile di mammà non sono riusciti ad andare.
Leoni da tastiera inside (visto che quando sono per strada si dileguano nella prima via disponibile pur di non incrociare il vostro sguardo), si lanciano in violenti flame anche laddove non avrebbero merito di esserci, tipo nel parlare di quante uova per kg di farina servono per fare le tagliatelle.
Non importa che li conosciate appena o approfonditamente, gli acidi attaccano a random e anche solo scrivere “nepitella” come status scatenerà la loro ira.
Niente, questi si lasciano morire nel loro brodo nella vita social e si salutano con allegria nella vita reale. Non so perché, ma questo li turba.

Precedente #LunedìInsalatina: L'insalata di finocchi Successivo Di parenti molesti e mammitudine