Di paesanottitudine e musicisti di merda

Ebbene sì.

La paesanotittudine non può essere circoscritta solo all’ambito sociale dei piccoli paesini di provincia. 

Stiamo parlando di un vero e proprio state of mind in grado di sconfinare un po’ ovunque, anche in musica. Con questo però non voglio dire che al di fuori delle big city (scusate, mi sto adeguando al linguaggio delle nuove leve di disagiati artisti, altresì denominati trapper) non possano nascere professionisti, ci mancherebbe. 

Ma per uno su mille che ce la fa ne rimangono altri 999 dei quali in parte coscienti dei propri limiti (che accettano e rispettano serenamente perché dotati di un buon equilibrio psicologico) ed in parte raggruppabili nello sterminato esercito dei Musicisti Di Merda.

E dato che io, in questa categoria, ci sono nata e cresciuta, ho deciso di mettere nero su bianco tutto il mio scibile sul disagio musicale di provincia dai tempi delle prime note sulla Bontempi in avanti. 

Dopo una lunga riflessione e la visione di sconcertanti filmati sgranati delle mie prime performance, ho contato ben cinque categorie di individui che, in un modo o nell’altro, hanno più volte rischiato di farmi posare microfono e basso col pensiero di non avere più altre passioni se non il giardinaggio o la numismatica medioevale. E, proprio perché ho deciso di passare la notte in bianco, ho abbinato loro anche la corrispettiva fan base ed un brano che me li ricordi e che vi faccia da colonna sonora alla lettura.

Ah, dimenticavo il disclaimer: ogni riferimento a persone, gruppi, locali o esibizione è da considerarsi assolutamente non casuale.

I nobili

Imperatori del loro piccolo feudo di cover performate da minimo una ventina d’anni, promuovono attivamente i loro live ma non si sognano neanche lontanamente di partecipare a quelli degli altri.

Mancanza di tempo? Di soldi? La macchina si è rotta o il cane ha mangiato loro le gomme della bici? Niente di tutto ciò: sono nobili ed in quanto tali non possono abbassarsi a tanto.

La loro fan base è composta prevalentemente da una corte di discepoli che li hanno messi (vai a capire il perché) su un piedistallo osannandoli a nastro per l’assolo di what’s up.

Le ex rockstar 

C’è stato un tempo in cui erano giovani, aitanti, suonavano i pezzi più amati dal pubblico dei pub e trombavano come ricci a fine serata.

Purtroppo però i tempi cambiano, i gusti musicali idem ed anche la movida ma loro, ex rockstar di provincia, non se ne fanno una ragione e continuano imperterriti a girare con jeans strappati, bandane sbiadite e la zazzera ribelle ormai decimata da un’inarrestabile stempiatura, senza capire che, dopo vent’anni, suonare l’assolo di sweet child of mine con gli stessi identici errori ha un po’ rotto il cazzo.

Fan base: gli amici delle superiori e la disperata che spera di farseli dal ‘98.

Quelli che “ingiustamente” non ce l’anno fatta

Il loro ego aveva altri piani per loro ma la vita, purtroppo, non elargisce mai abbastanza gioie.

Così quelli che non ce l’han fatta si imbarcamenano tra lezioni, piccole situazioni musicali, tribute band o orchestre che permettono loro di guadagnarsi da vivere con la musica. Il che non è per niente deprecabile non fosse che loro non si rassegnano: a quel live Aid, nell’85, dovevano esserci anche loro. 

Subito dopo i Queen.

La loro fan base è costituita da ragazzini che stanno imparando ed ai quali hanno già insegnato a rassegnarsi: d’altronde se non hanno sfondato loro, nessun altro in tutta la provincia può farcela.

I maestri di vita

Ci sono molti modi per ovviare alla frustrazione di una bocciatura all’esame di teoria e solfeggio del conservatorio o ad una comune carriera da musicista di merda.

Tipo dare consigli di vita non richiesti tra un sound check e l’altro, nel post-prove o, perché no, anche in quei cinque minuti precedenti il live che sono sacri per svuotare la mente e concentrarsi.

Consigli elargiti tra l’altro senza ricordandosi che la propria vita non è un fulgido esempio di rettitudine e realizzazione, piuttosto la classica vita di merda che va avanti per inerzia.

Ad essi spesso si accompagnano, per rendere più autorevoli i propri insegnamenti, aneddoti dall’inverosimile epicità, blastate a personaggi di spicco del panorama musicale locale e non ed una serie di occasioni mancate o per sfiga o per preservare la propria integrità morale. 

Tutti ovviamente raccontati con il dovuto savoir-faire perché per spararle grosse senza vacillare ci vuole una vera e propria attitudine.

Fan base: timorosi discepoli dall’autostima inesistente che sperano un giorno di salire sul palco assieme al loro maestro di vita.

 I cazzari

Eh si, ce li abbiamo anche qui: hanno suonato nei migliori locali d’Europa, scritto testi per artisti blasonati, fatto parte di ensemble prestigiosi… il tutto in tre soli anni di attività perché lo strumento ce l’hanno in mano dall’altro ieri e non sono manco andati a lezione, che il loro è tutto talento naturale.

Meravigliosi, nonché principali indizi che siate incappati in un musicista di merda ,sono gli status sui loro social.

#staytuned, #workinprogress e tutta una sfilza di termini anglosassoni per dirci che mille novità bollono in pentola e lì probabilmente ci marciscono anche perché i cazzari su un palco a suonare ci finiscono davvero poche volte e, quando succede, rimpiangete le orchestre coi midi file. Tanti più sono i dettagli della loro nuova avventura musicale poi, tanto è impossibile vederli realizzare qualcosa di concreto, fosse anche solo contattare chi ha risposto ai loro annunci in sala prove o su mercatino musicale.

Per non parlare poi del loro impegno nel preparare i pezzi nel caso si arrivasse agli step successivi.

Ma gente così ce l’ha la fan base? Certo!

Chiunque non ci abbia ancora collaborato.

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