Desaparecidos

Sono fastidiosi quanto un herpes: ogni tanto compaiono, fanno girare le balle e così come sono arrivati spariscono.

Io li chiamo desaparecidos.
Anche se amicissimi-quando-fa-più-comodo potrebbe rendere al meglio l’idea.

Anni di (miei) assidui studi antropologici dimostrano che i desaparecidos non sono soggetti all’estinzione anzi, purtroppo proliferano come le blatte in primavera se ti dimentichi di dare l’apposito diserbo al giardino.
La chiave del loro successo sta nella diffusa presenza, tra gli homo-sapiens-sapiens, del troppum-buono-quasi-fessus. Sono questi gli “ospiti” preferiti, che li mantengono sani, forti e in vita: basta che ce ne sia uno che circola libero e subito compaiono anche loro; prestate dunque attenzione perché i desaparecidos sono velocissimi nel saltare da un organismo ospite all’altro e, senza alcuna difficoltà, infettarvi.

Fortuna nostra, dopo un po’ di esperienze di vita, sono facilmente riconoscibili poiché la prassi dell’incontro e dell’infestazione risulta essere sempre la medesima da millenni.

Ma cominciamo con una prima analisi descrittiva.
Un desaparecido è una persona che fondamentalmente non ha più idea di come alzarsi l’autostima; le turbe che lo riducono così possono essere svariate (delusioni sentimentali, vita lavorativa insoddisfacente, fallimenti in genere) ma si arriva sempre alla solita conclusione: ha bisogno di sentirsi considerato in questo perfido mondo pieno di gente egoista.. Ergo è alla spasmodica ricerca di persone con cui non tanto instaurare un rapporto fatto di sereni confronti quanto di un alto numero di individui che gli possano stare dietro e farlo sentire finalmente importante.

Tutto comincia tramite un approccio gentile e affabile, col quale instaura un primo rapporto con l’organismo ospite. Sembra allegro, disponibile, sempre felice di avere a che fare con l’umanità e alla ricerca perenne di nuovi stimoli (molto usata è la scusa che non sopporta una compagnia fissa di amici, poi, dopo un po’ si scopre che in realtà è stato scaricato un po’ da tutti); soprattutto, quando si rivolge a te, sembra che abbia trovato finalmente una persona con cui sentirsi in perfetta sintonia: oh, ti piace Elvis? Ma che coincidenza! Io lo adoro, scrivo i suoi testi negli status perché mi prendono troppo. Ma dai, cucini? Anche io lo faccio, se vuoi andiamo insieme a un corso di cucina molecolare. Ossignoresantissimo ma segui i campionati di pelota basca? Io pure!! Credo che siamo le uniche due a farlo, perché non andiamo a comprarci dei biglietti per la Spagna e seguire le finali dal vivo?
Insomma, sembrate fatti proprio per lei/lui. 
Anche se, nel caso tu l’abbia come contatto su FB, dando una scrollata in giù alla sua bacheca ti rendi conto che fino al vostro incontro ascolta Gigi d’Agostino, cenava solo con Panatine e bastoncini Findus e aveva l’abbonamento allo stadio per seguire il Milan.

E a proposito di social network: se avete la sua amicizia sul social network più famoso del pianeta, vi ritroverete immortalati in foto pubblicate in album tipo: i miei migliori amici di sempre, amicici forevver, best friend o persone che lovvo; i vostri status e i vostri post presenteranno sempre almeno un commento e un mi piace del desaparecido e, soprattutto, la vostra bacheca sarà piena di loro messaggi di devozione.

Quando cerchi di prenderne un po’ le distanze o frequenti altre persone che non siano lui, ecco che parte la seconda fase, quella che poi decreta l’infezione vera e propria e produce i peggiori danni, detta anche del pietismo feroce.

Nessuna telenovela ha mai avuto tanti risvolti tragici come le vite dei desaparecidos: per gli esemplari femmina è d’obbligo un genitore che non li capiva, un ex che le picchiava e la mancata morte per anoressia; i maschi invece hanno solo avuto donne che non li capivano e che han fatto loro le peggio cose, tipo mentito sulla paternità di un presunto figlio, prelevato tutti i soldi dal conto corrente e c’è quasi sempre un amico di cui si son fidati tantissimo ma che s’è poi bombato la loro donna. Le loro storie farebbero piangere anche Putin, non fosse che come si inumidisce la palpebra parte la fase finale: l’inculata.

Spinti dal pietismo che vi permea in seguito all’ennesima storia sfigata che vi raccontano, vi siete convinti a fare qualcosa per loro: tipo portarli con voi in vacanza, presentargli l’amica più brava, gnocca e single che avete, farli uscire spesso con voi e i vostri amici o organizzare una qualche festa per farli sentire più accettati da stomondodemerdaanfame.

A quel punto ogni malessere, dolore o problema che affliggeva le loro vite scompare.

Assieme a voi. 

Perché la conclusione dell’infezione da desaparecido è la constatazione che finché gli avete fatto comodo c’eravate, e ora che ha ottenuto sufficienti attenzioni per rimettersi in sesto l’autostima (provocando magari anche litigi, tensioni o risse tra i tuoi amici), è pronto a infettare un nuovo troppum-buono-quasi-fessus (chiaramente uno che ha conosciuto tramite voi) col quale ripeterà tutta la tattica: ammirazione, circuizione e inculata.

Aggiungendo magari un po’ di taglia-e-cuci su di voi che, si sa, non fa mai male.

Ah, dimenticavo: ovviamente il desaparecido, come indica il nome, alla fine di tutto scompare e con lui i suoi commenti/mi piace sotto ai vostri post, i re-tweet  da twitter, gli sms di ringraziamento e gli inviti a cene/aperitivi/feste.
Il rapporto finisce così com’era iniziato, all’improvviso.

E, sempre all’improvviso, il desaparecido può ricomparire più accattivante, smielato, sofferente che mai.

Diventa a questo punto un fattore igienico disinfestarsi da esso e scaricarlo brutalmente, senza permettergli nemmeno di cominciare a raccontare una delle sue storie o il sunto di quanto è stata uno schifo la sua vita fino a quando non vi ha ritrovati..

Davvero, piuttosto mentre parla immaginatevi un amplesso selvaggio tra Peppa Pig e Pingu.

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