Cose da smettere di fare prima di diventare madre

38ma settimana: Davide sta stretto ma -noncurante del poco spazio rimasto- allunga completamente le gambette, ho finito quasi tutti gli esami da fare e sono arrivate le prime contrazioni.

Ah, la borsa per l’ospedale è fatta e finita. Davvero. Pure le ciabatte, che sono andata avanti due settimane a dirmi di metterle e le ho poi ritirate solo oggi pomeriggio.

Essendo agli sgoccioli (e non potendo aiutare marito nella sistemazione in mansarda) sono arrivata ad annotarmi una piccola lista di cose che senz’altro dovremo smettere di fare non appena diventeremo genitori.. voi direte “si vabbè, ma i primi mesi è un’innocua fabbrichetta di cacca e rigurgito, cosa vuoi che ne capisca” ma la psicologia insegna che un nuovo gesto, per far si che diventi abitudine, lo si deve perpetrare per almeno un centinaio di giorni.

Ecco perché mi porto avanti scrivendo che, una volta arrivato Davide, dovrò smettere di:

  • Ruttare a bocca aperta. La sfida più grande in assoluto.
  • Parlare come uno scaricatore di porto, sostituendo i miei vocaboli abituali con tutti quei termini sfigati che solo genitori, il clero e gli educatori sono costretti a usare per gran parte dell’anno, tipo: porca vacca, diamine, vaffanbroccolo, accidentaccio, caspio (non il mio favorito “cadso” perché col naso chiuso tanto varrebbe dire “caz*o”), mmmmmercoledì (più M ci sono e più è alto il desiderio di conclamare un “me*da”), schiocchino, stupidottolo, ochetta, porca trogola, porca trota o mannaggiallapeppa.
  • Giocare a Mario Kart Wii (come conseguenza del precedente punto). Anzi, alla Wii in generale. Suona ipocrita da parte mia e marito, ma proprio per la nostra ex dipendenza da giochi per computer e consolle in generale sappiamo quanto si difficile strappare un bambino dalla sfida finale dell’ultimo livello. Preferiamo evitare.
  • Mangiare cibo insano fuori pasto, tipo le merende a base di kebab, le pizzette e le focacce oleose e squisitamente farcite di Serafino (rinomata panetteria di Crema), gli aperitivi a buffet alle sette di sera (quelli che “poi  non si cena più, ma chi se ne fotte, alle dieci andiamo a farci un hamburger al Walhalla) e la Nutella… Perché la vita è una ruota che gira e se hai passato l’infanzia e l’adolescenza a mangiare queste cose di nascosto per evitare le pereppe sulla buona alimentazione di mamma, ora tocca di nuovo tornare alla frutta o, molto più probabilmente, a imboscarti per potertele mangiare senza che nessuno dica nulla. Che tristezza, ma c’est la vie.
  • Emettere rumorose flatulenze previo annuncio ricco di orgoglio. Che ai bambini provocano sempre grasse risate, oltretutto e, forse, non ci sarebbe niente di male nell’accettare i rumori molesti del nostro corpo. Ma è anche vero che un giovane adulto che scoreggia in ogni situazione perché ancora non sa dare un giusto contesto alle sue flatulenze fa abbastanza schifo.
  • Tracannare alcolici come se non ci fosse un domani. Che ormai, dopo tutti sti mesi di astinenza forzata, non mi pare una cosa difficile. Dispiace solo constatare che nell’immaginario collettivo il papà che beve e fa annusare al figlio (maschio, of course) i fumi dell’alcool è accettato, se lo fa la mamma si chiamano i servizi sociali. Questo per dire quanti reggiseni abbiamo inutilmente bruciato in piazza.
  • Fare sesso in ogni parte della casa. La cosa che più ci spinge a lasciare il nido, sentire emancipati e contenti di aver dissipato i risparmi in un mutuo quarantennale SFUMA così, dopo qualche annetto di selvaggia libertà. E non si può nemmeno confidare, come capitava quando si era solo dei figli, nell’intuito di un genitore moderno che vede una porta chiusa e capisce che non deve entrare (cosa per altro non troppo scontata): il bambino è una creatura innocente, non può sapere, anche solo sentire qualche verso strano può invitarlo ad aprire senza bussare.. dando origine a un trauma. Si torna quindi ai vecchi tempi, quando di soppiatto si attendeva che gli altri occupanti della casa andassero a dormire o uscissero per darci dentro. Con l’ansia del e-se-ci-sgamano?, ovviamente.
  • Lasciare in disordine la casa. Già la tendenza al disordine non è dovuta alla pigrizia ma a qualche pezzettino farlocco di DNA.. se poi do’ pure il pessimo esempio non ce la caviamo più. D’ora in poi le cose tirate fuori da cassetti, armadi e cesti, dopo l’uso verranno riposti in maniera logica ed ordinata. Ci credo, si, ce la posso fare.
  • Ascoltare a tutto volume Gem Boy, gli Elio e le Storie Tese e gruppi affini. Che si, figurati se un bambino capisce cose tipo “uollano, uollano uollano, vi saluto con l’altra mano” però si sa, questi sentono, capiscono in un nano secondo che stanno ascoltando cose che non dovrebbero (anche se fingete indifferenza) e proprio per questo le ripetono in loop per minimo 48 ore. Anche qui, si torna alla pre-adolescenza, quando Eat the phikis lo si ascoltava solo ed esclusivamente con le cuffie nelle orecchie, al riparo da mamma e papà.
  • Parlare, in maniera non proprio lusinghiera di altre persone. Perché il bambino, anche se sembra dormire, sente, memorizza e ripete. Ovviamente in presenza dei diretti interessati.
  • Mangiare sul divano. Un altro motivo che spinge i giovani virgulti a prendere la propria strada, anzi, il proprio domicilio (nonostante il salasso che li attende) è proprio l’anarchia sul dove si mangia. Anche qui, siamo da capo: non fare vedere al pargolo che esiste anche questa possibilità, magari con la tv accesa, il portatile al tuo fianco e lo smartphone in mano.. perché la giustificazione “mamma e papà pagano il mutuo, quindi fanno un po’ come caxxo vogliono” per il pargolo non è così soddisfacente.
  • Mangiare a orari discutibili. Anche li, anni e anni a dire “che pizza con sta storia di mangiare per le sette e mezza, ma che mi fa se mangio alle undici?“, godere nel mangiare apposta negli orari più assurdi (ricavandone poi dei disturbi gastrointestinali, ma ciò è nulla in confronto al dolce sapore della ribellione) e poi bon, regredire alla cena fissa alle 20.00 e dalle 21.00 frigo aperto solo per prendere da bere.

Per ora la mia lista si ferma qui. Ho paura a fermarmi a riflettere e aggiungere altri punti. E voi? A cosa avete rinunciato? Cosa più vi manca?

Fatemelo sapere che ho bisogno di comprensione e supporto.

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