Confessioni di una figlia apparentemente diligente.

Ho deciso, in questa giornata in cui ogni figlia celebra romanticamente il proprio papà, di dare una svolta al trend e di abbassare il livello glicemico dei post di Facebook.

Voglio piuttosto approfittare di questa giornata per fare auting.
Da dove comincio?
Sai papà… hai presente quella volta che nel cestino del tuo ufficio hai trovato una palla di carta e sostanza non identificata dolce/appiccicosa di cui non sapevi immaginare la provenienza? Ecco, no, non è stata colpa dell’altra figlia. Ho insinuato in te il dubbio per depistare i tuoi sospetti ma In realtà è stata colpa mia: volevo il gelato e, siccome la mamma aveva detto di no, quando lei è andata sotto la doccia sono corsa al freezer, però poi sei arrivato tu mentre avevo appena iniziato a mangiarlo.. e per non farmi sgamare l’ho buttato nel cestino della carta… Solo che si vedeva… Allora ho iniziato a farlo su nella carta, appiccicando il tutto.
E sai le forbici che spesso non trovavi sulla scrivania? Che mi chiedevi se le avevo viste ed io “ma no, quando mai prendo le tue forbici blu dello studio?… a dire la verità nell’80% delle volte le ho prese, portate nella mia camera o in cucina e mai riconsegnate. Suppongo  quindi che la mamma, trovandole in giro, abbia pensato che sia statu tu quello particolarmente distratto da mollarle li così, lontano dalla scrivania. Chiedo scusa, però, se ti può consolare, dai 14 anni ho cominciato a usare le mie.

Ah, spesso ti ho incartato il computer. A mia discolpa però dico che, anche se non avessi mai tentato di installare dei giochi che richiedevano palate di memoria RAM che il nostro non possedeva, windows 95 si sarebbe impallato anche solo con Word aperto.. perché obiettivamente quello era un sistema operativo di murda.

E hai presente i pacchetti di sigarette che si svuotavano in fretta? No, non eri te che eri troppo nervoso e fumavi talmente tanto da non accorgerti che le stavi finendo… te ne ho prese in prestito qualcuna. Del tipo forse mezzo pacchetto a pacchetto.Poi andrebbe pure detto che in cinque anni di liceo ho imparato a fare la firma identica alla tua. Quella della mamma non molto, quella cavolo di “B” ha richiesto 3 anni di esercizio, mentre la tua era facile visto che abbiamo la calligrafia pressochè uguale. Credo di aver saltato un bel po’ di lezioni di ginnastica, qualche ultima ora e giustificato qualche taglia, però, come hai potuto constatare ogni anno, sono sempre uscita con buoni voti e senza debiti formativi. Alla fine ho studiato solo in quinta, e per aver faticato solo un anno su cinque, 86/100 per me è stato pure troppo (voto che mi ha comunque permesso di trovare lavoro e sistemarmi molto prima di parecchi 100 e lode).E in fine… sai l’unica volta che ho detto che mi fermavo a Milano a dormire da una mia compagna di studi? Ovviamente non ho dormito da lei, ma con il ragazzo che mi piaceva tanto in quel periodo. Si lo so, lo conoscevo non da molto, vi ho detto una bugia, non si fanno certe cose…
Però poi l’ho sposato.Va bene lo stesso?

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