Buoni propositi per il 2015

Si sa, a inizio anno si stila la solita lista di buoni propositi che, per chi come me ha un blog, spesso si tramuta in un’occasione per scrivere un nuovo post col minimo sforzo intellettivo.
Quindi, con solo quattordici giorni di ritardo e senza creare la benché minima attesa sui miei account social (per la serie: si, lo so come si fa ma non ho voglia) ecco che anche io parto con la mia semiseria (ma onesta) to-do list del 2015.

[Potreste obiettare che a mettere certe cose tra gli obiettivi del mio trentunesimo anno di vita non ci faccio una bella figura.
Nessun problema, mai desiderato di sembrare la figa che non sono.]

Dunque, per il 2015 vorrei:

Smetterla di andare a dormire con le calze ai piedi per poi perderle nell’arco della nottata e doverne tirare fuori un altro paio la mattina seguente, ritrovandomi poi un esercito di calze spaiate quando cambio le lenzuola.

Livello difficoltà: è fattibile, basta prendere l’abitudine.

Combattere gli attacchi di fame nervosa a suon di sedano o carota.
Livello di difficoltà: non essendo un coniglio la vedo dura.

Riuscire a disegnare tavole a mano, partendo da uno studio serio e ragionato, facendo le prove colore e non procedendo alla caz-de-can con fase “non ce la posso fare”, demotivazione e botta di culo dell’ultimo secondo.
Livello di difficoltà: ce la posso fare, basta che m’impegni (ergo: mollerò quasi subito).

Non smettere di sorridere col mio bimbo anche quando avrò la peggiore incazzatura del secolo.
Livello di difficoltà: è quasi impossibile ma DEVO farcela.

Far passare meno tempo tra la raccolta dei panni asciutti e la loro stiratura.
Livello di difficoltà: è questione di autoconvincersi che stirare sia bello.

Scegliere TUTTE le tende della casa perché si, son cinque anni che certe finestre non hanno un telo colorato che protegga la nostra privacy.
Livello di difficoltà: vorrei ricordare che nessun vicino avrà mai voglia di arrampicarsi sul campanile per vedere cosa faccio in mansarda.
Almeno spero.
Ma anche fosse, non saprei proprio su cosa si potrebbe arrampicare.
Ah si, l’ho scritto prima: sul campanile.
Beh confido che il prete spari a vista su personaggi del genere.

Arrabbiarmi molto meno. Che a ben pensarci ho già fatto dei passi enormi dopo i mal di pancia di due anni fa e la maternità mi ha regalato un ulteriore refill (assieme a tanti vuoti di memoria, tipo la traduzione italiana corretta di “refill”) proprio perché costringe a concentrarsi solo su ciò che conta davvero.
Livello di difficoltà: io mi impegno ma la vita deve smetterla di mettermi costantemente alla prova.

Dire no subito, quando è lo stomaco a dirmelo. A trent’anni e mezzo la sopracitata vita ti insegna, specie se ti ha messo sulla strada una pletora infinita di casi umani, a inquadrare le persone quasi a prima vista. E’ una sensazione strana da spiegare, ma quando le mie orecchie odono certe frasi ed i miei occhi osservano certe scene il mio stomaco si contorce come se avessi ingerito una partita di mitili avariati; perché allora, pur avendo questo dono, fino ad adesso ho sempre pazientemente procrastinato ed abusato della mia fiducia nel prossimo?
Catechismo.
Si, troppe ore di catechismo.
Livello di difficoltà: non appena scoverò il libro del catechismo per bruciarlo recitando preghiere al contrario, sarà fattibile.

E, per finire, il classico dei classici: mettermi a dieta. Che ormai ha la valenza di un generico “buone feste!” detto alla cassiera del supermercato alle 19.30 del 31/12: non ci crede nessuno della sincerità di quegli auguri, è un pro-forma, è carino dirlo e lo stesso vale per il discorso dieta. Ammettiamolo, a tavola ce ne usciamo con questa frase solo per smorzare il senso di colpa nei confronti di quei jeans in cui eravamo appena rientrati, oppure per unirci al coro di commensali che dichiarano il buon intento mentre masticano il pandoro inzuppato nel mascarpone, sapendo benissimo di aver appena proferito la prima cazzata dell’anno.
O per non deludere il diktat dell’ultimo numero di Cosmopolitan / Men’s Healt, fate voi.
Livello di difficoltà: ci ho rinunciato da tempo.

Buon 2015! 🙂

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