16 aprile 2016

Il 16 aprile 2016 per me passerà alla storia come il giorno in cui ho perso ogni speranza nel futuro del genere umano.

E non è stata colpa dell’ennesimo dibattito a suon di link fuffa su trivelle si o trivelle no (che in ogni caso rimangono), della candidatura di Razzi a sindaco di Roma o all’ascesa di Donald Trump nella corsa alla casa bianca.
No.
Qualcosa di molto meno grave ma altrettanto allarmante.

Ero imbozzolata nelle coperte del mio vecchio giaciglio vercellese, in preda a febbre alta e mal di gola. Non sapendo come passare il tempo e non riuscendo a dormire, ho iniziato il solito cazzeggio sul social network che tutti amano e in cui tutti adorano riversare le proprie inutili, populiste e totalmente insensate opinioni.

Ora voi mi direte: ma che pretendi? Sette anni che leggi di gente che vede sostanze cancerogene in tutto fuorché l’insalata, complotti mondiali nelle scie di condensazione degli aerei e bamblaneggi pieni di termini pseudo-socio-politici usati ad cazzum e ancora ti lamenti?

Si signori. Perché l’intennet ancora non mi aveva mostrato tutto.

Il giorno 16 aprile 2016 mi è toccato inciampare in questa immagine (e qui chiedo ai più sensibili di chiamare un parente pronto a soccorrerli, sai mai):

Boldrini
La scioccante notizia

Vi do’ due minuti per farvi tornare il battito cardiaco nella norma, dopodiché tenetevi a portata di mano un ansiolitico perché quello che ho letto dopo mi ha davvero rovinato le coronarie.

Commenti
Gli altrettanto scioccanti commenti

Datevi anche cinque minuti se necessario. Ripresi? Bene, anzi, male, perché il mio sistema cardiovascolare ha retto ma quello nervoso, ahimè, è corso a nascondersi sotto al letto e al momento dondola rannicchiato su sé stesso ripetendosi: “è tutto a posto, non è successo niente, non hai visto niente..“.

Concediamoci anche un minuto di silenzio per la morte del ragionamento, quello che ci ha permesso di differenziarci dagli altri primati e di prevalere sulle altre specie del pianeta.

Ok, torniamo a noi. Personalmente la scusante tipo “hanno una certa età, che ne sanno di Lercio, Il corriere del corsaro ed il Giomalenon la concedo.
Perché ho entrambi i genitori su Facebook e nessuno dei due, Santiddiocarissimo, mi pubblica ste’ puttanate, tantomeno mi interpella per chiedermi se la storia del dilatatore facciale che lascia scoperti i denti sia vera. Male che vada facciamo insieme i facepalm quando leggiamo le vaccate di cui prima perché ad una certa età la vita dovrebbe averti dotato di un allarme anti-cazzata in grado di suonare quando un’affermazione sembra troppo assurda per essere vera.
Poi oddio, uno pensa a quanta gente è riuscita a farsi fregare da Wanna Marchi e ti ricredi ma fondamentalmente vuoi per le esperienze di vita, vuoi per quel po’ di cultura che la scuola riesce a trasmettere, vuoi per la maggiore circolazione delle informazioni tramite i mass media io non trovo così difficile prendere con le pinze certe affermazioni e verificarle prima lasciarsi andare a sproloqui da nostalgici del fascio fatti di bianchino alle dieci di mattina.

Posso al massimo concedere l’attenuante del lieve ritardo mentale mai diagnosticato, quello che se fosse stato curato per tempo non avrebbe relegato persone in realtà buone dietro ad uno schermo a pubblicare le peggio cazzate senza il minimo controllo.

Ma al resto dei commentatori e dei mipiacciatori NO.

Perché non sono ignoranti cresciuti nel disagio e nella miseria, perché le loro professioni non sono socialmente degradanti, perché hanno diplomi, lauree, famiglie rispettose e figli educati civilmente; perché con loro ho sempre scambiato volentieri due parole e le troverei tutt’ora delle belle persone non fosse che mi impestano la bacheca di foto di bambini morti con sotto messaggi minacciosi tipo “non andare via senza aver scritto AMEN” (e soprassiedo su quello che vorrei scrivere al posto di quell’amen!).

Il motivo che spinge queste anime a perdere la dignità in cinque minuti su Facebook risiede proprio nel bisogno umano di condividere emozioni che, in un confronto vis-a-vis, i più terrebbero relegate nel profondo del proprio subconscio.. al riparo da espressioni, eventuali reazioni dell’altro ed il giudizio che questo ci appiopperà di conseguenza.

Il social, da piattaforma di condivisione, diventa quindi una specie di discarica emotiva in cui gettare le nequizie del nostro intelletto.
Per dire, sono ingrassata di 30 chili in due anni, mi sono sfatta, mi faccio schifo al cazzo e l’unico modo per sentirmi bene è sbraitare contro qualcuno o qualcosa. Ecco perché non mi do’ il tempo necessario per capire se esiste davvero la legge Cirenga o meno, nonostante sia perfettamente in grado di informarmi.
Il fatto è che prima del WWW tutto si poteva ridurre tra le mura domestiche, al massimo dalla parrucchiera o al bar: quella melma carica di frustrazione che usciva dalla bocca di una casalinga repressa o di un operaio col caporeparto stronzo si fermava li, stagnava cinque minuti e dopo una bionda media evaporava lasciando posto alla serenità. Oggi invece abbiamo tra le mani un apparecchio che in tempo record ci mette in contatto con milioni di persone, di notizie e di immagini; è tutto così immediato che non c’è tempo per avere dubbi sulla veridicità di una notizia, abbiamo bisogno di scaricare il nervoso di una giornata no ed un titolo ad effetto, corredato da un’immagine che rispecchia quello che vogliamo vedere (anche se palesemente fotoritoccata) tanto ci basta per lasciarci andare a sproloqui che a mente fredda nessuno farebbe.

Ed è tutto così veloce ed immediato che manca persino il tempo per chiederci se per caso quella A del verbo avere non voglia l’H davanti.

Inutile è dire che far notare col massimo dell’educazione (a volte è davvero difficile) la scarsa veridicità di un link corrisponda a gettare kerosene sulle fiamme libere. Ovviamente l’immediatezza del web comporta anche questo: dimenticarsi in fretta di quanto scritto in modo che non si corra mai il rischio di rileggere e sentirsi un po’ pirla. In certi casi invece è più che altro una questione di ego esagerato. Comunque sbagliati, dopo dieci commenti, a far sentire idiote dieci persone. Laddove sarebbe più saggio far cadere signorilmente il silenzio parte l’olimpiade all’arrampicata sui vetri: “non hai capito il senso del mio commento” e “non era quello che intendevo” quando va’ bene, “che cazzo ne sai tu?”, “come ti permetti”, “comunista/buonista/ambientalista”, “è arrivata la maestrina” e “non sai chi sono io” nella maggioranza dei casi.
E tralasciamo i gruppi solidali di insulto, dove ci si fa forza tra cretini pensando così di passare dalla parte della ragione per una questione di maggioranza.

Così perdo di volta in volta tempo a silenziare, se non eliminare e bloccare questi elementi che, ammetto, a volte mi turbano parecchio se non altro perché magari ricoprono cariche istituzionali.

In conclusione.. beh, non ho una conclusione per questo 16 aprile 2016. Tanto anche il 17, il 18 e via dicendo mi hanno mostrato il lato tonto della ragione umana, prendersela diventa inutile. Ecco, forse mi auguro di non dover arrivare a leggere, il 16 aprile 2017, che la Boldrini ci ha tolto il diritto di cagare per rispetto agli stitici.

Allora lì si, verrò personalmente a prendervi a mazzate il computer.

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