Questa famiglia perse tutto – Ma rifiutò di lasciare il proprio gatto.

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Lui è parte della famiglia. Non potremmo mai rinunciare a lui

Nella guerra civile in Syria nel 2011 persero la vita più di 400.000 persone, e uomini, donne e bambini dovettero abbandonare il loro Paese per salvarsi. Una di queste famiglie camminò, come molti altri, centinaia di miglia attraverso la Turchia e, come degli altri, si portò il proprio gatto. La vita di questo piccolo gattino era iniziata nel centro del combattimento; sua madre fu uccisa da una bomba dopo che lui nacque.

Fortunatamente, il gattino fu tirato fuori da una casa davastata da una bomba a Damasco, da una famiglia che l’avrebbe amato per sempre. La famiglia lo chiamò Tabboush, che in arabo vuol dire “paffuto”. Quando la famiglia comprese che doveva abbandonare la propria casa, si mise in cammino verso Idomeni, Grecia. Ovviamente portarono con loro anche Tabboush.

Nel campo migranti, Tabboush portò gioia alle altre famiglie e ai bambini vivendo con loro nelle tende quella difficile vita. “Lui mangia e beve con noi, dorme con noi e si sveglia con noi“; questo la famiglia disse al Comitato di Liberazione Nazionale (IRC), un’organizzazione che li aveva incontrati quando loro arrivarono nel campo migranti la scorsa primavera.

Lui è la mia vita, non potrei vivere senza di lui” ha detto una delle ragazze più giovani della famiglia.

Da quella riunione i lavoratori umanitari stano cercando di localizzare la famiglia per assicurarsi che sono arrivati in un luogo sicuro e che possono chiamare di nuovo a casa; purtroppo la famiglia non è stata ancora trovata.

“Lui è una parte della famiglia”, disse di nuovo la famiglia ad aprile, “noi non potremmo mai rinunciarci”.

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