Clementine

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Ogni mattino uscendo di casa prima di lui, scivolavo via dal suo corpo caldo forzatamente, lasciandolo dormire. Mi trovavo confusa e assonnata in cucina davanti alla mia tazza di latte caldo e scrivevo un biglietto di buongiorno e d’amore. Per lui. Che ricambiava facendomi trovare un bigliettino la sera. Buongiorno principessa. Buonanotte splendore. Tutti i giorni. Anni di fidanzamento e di matrimonio, l’arrivo di un figlio, non avevano minimamente scalfito la dolce routine, le effusioni, l’atmosfera di amore e di pace che ci aleggiava intorno. Non sembrate una coppia sposata, ci dicevano in tanti, ma due fidanzatini innamorati come il primo giorno.

Queste dolcezze hanno allietato il mio matrimonio, all’apparenza perfetto e invidiato. Eppure sentivo dentro di me che mancava un pezzo di cuore. Si, da qualche parte qualcosa vacillava inesorabilmente. A volte mi ritrovavo in ufficio persa in pensieri lontani, in mondi immaginifici perdendo ogni contatto con la vita reale. Qualcosa non quadrava. Il cerchio non si chiudeva perfettamente sulla mia vita di moglie e madre. Avevo la terribile sensazione di fingere, vivendo una vita che non mi apparteneva. Annaspavo nel tentativo di guardare nel vuoto immenso che si era aperto come una voragine dentro le mie viscere. Cosa mi mancava? Un marito innamorato e premuroso, un figlio desiderato e amato, un lavoro soddisfacente e redditizio. Tutti i requisiti che questa società annovera fra quelli indispensabili per una vita felice e realizzata, io li avevo. Eppure non bastavano a farmi sentire piena.
Cominciarono le notti insonni senza un perché. Cominciò la paura di compromettere con i miei sempre più frequenti malumori ciò che avevo costruito e voluto più di ogni altra cosa al mondo. Quella casa, progettata arredata desiderata, stava diventando una prigione in cui la mia anima anelava a sentirsi libera e in pace.
Così mi hai trovata quando sei arrivata tu.
Ti ho vista ad un aperitivo. Eri in disparte con il tuo drink in mano. Ti guardavi intorno annoiata. L’istinto ha fatto prima di me, prima dell’elaborazione di un qualsiasi pensiero razionale, io ero lì accanto a te, a parlare di tutto e di niente, felice di essere inondata dal tuo sorriso immenso. Avevo perso la cognizione dello spazio e del tempo quando mio marito è venuto a dirmi che era ora di andare e mi ha chiesto di presentargli quella nuova amica. Ginevra, piacere.
Quella notte non ho fatto altro che pensare a te. Volevo rivederti. Avevo solo bisogno di rivederti. Al mattino ho bevuto il mio caffè in fretta e sono sgusciata via di casa con un solo obiettivo. Ritrovarti. Nella nostra conversazione mi avevi detto di lavorare in un’agenzia immobiliare dall’altra parte della città. Ho chiamato in ufficio dicendo che non sarei andata al lavoro quel giorno e sono venuta da te. Che follia! Una donna mi aveva sconvolto le viscere gettandomi in preda ad una febbre delirante. La pancia era in subbuglio, ogni fibra del mio corpo tremolava, quando, ferma davanti alla vetrina dell’agenzia, cercavo il coraggio per entrare e chiederti se avevi voglia di pranzare con me. Ma i passi andavano da soli verso la tua scrivania, senza che io potessi ostacolare in qualche modo il loro procedere deciso e fermo. Passavo di qua, mangiamo insieme?
Si, volentieri… Allora il mio cuore non sbagliava quando si era illuso che anche per te  quell’incontro era stato qualcosa di forte e travolgente. Impazzivo di gioia.
Come raccontare la felicità di quello e dei pranzi successivi. Oh quanti! Delle cene a casa sua, delle chiacchierate sul divano, delle passeggiate occhi negli occhi. Ginevra ed io.
Fare l’amore con lei era qualcosa di inebriante, mi sentivo persa, annullata e ricomposta ogni volta in ogni amplesso. Morivo e rinascevo nuova fra le sue braccia come un’immensa variopinta fenice.
Ero ossessionata dalle sue labbra. Quando ero lontana da lei il pensiero di quelle labbra mi infiacchiva, non riuscivo a lavorare, a concentrarmi, a pensare. Desideravo solo perdermi in quella morbidezza languida.
Improvvisamente non sentivo più quel vuoto che mi inaridiva. Ginevra aveva colmato ogni interstizio della mia anima. Non desideravo altro che stare con lei, fare l’amore con lei. O starle semplicemente accanto.
Ero felice. A volte mi scoprivo a pensarla mentre una lacrima mi bagnava le gote.
Io amavo una donna, nel modo più completo e appassionato, come non mi era mai successo con un uomo, mai. Carezze di mani femminili avevano indicato al mio corpo arrendevole sentieri di un piacere inimmaginabile, indescrivibile.

Cominciò così la mia vita a metà. Di giorno ancora moglie e madre, la sera spesso amante clandestina. Ottemperavo ai miei compiti di donna sposata: la spesa, la preparazione di pranzi e cene, il bambino da scuola, la piscina. Ma dentro mi ribolliva un fuoco che mi faceva sentire viva e felice, facendo vibrare ogni molecola del mio corpo. Quante bugie e quante scuse per coprire quel fuoco. Mi sottraevo sempre più spesso alle mani di mio marito che mi cercavano di notte, nel buio. Mi sentivo sporcata da quel tocco per me ormai rude. Volevo sentire su di me solo le mani piccole e leggere di Ginevra. La dolcezza e il modo con cui lei sapeva toccare il mio corpo trepidante, accendevano le corde della mia eccitazione, ben lontani dalla frettolosità e dalla forza con cui mio marito cercava di avvicinarsi a me. Dovevo andare via. Non potevo sopportare oltre l’oltraggio. Ero stanca delle troppe bugie, della falsità di cui stavo circondando la mia vita. E poi volevo stare con lei, svegliarmi e addormentarmi fra le sue braccia. Ogni giorno.
Così, in una serata di giugno, le finestre aperte sul caldo incipiente, mi sono seduta accanto a lui e gli ho detto di non amarlo più, di provare sentimenti grandi e nuovi per una persona. Ho omesso che si trattava di una donna. Non volevo sconvolgerlo più di quanto lo fosse già. Ma non passò molto tempo che la verità ruppe i suoi argini, impetuosa e inarrestabile.
Seguirono giorni di lotta feroce, di ferite profonde. Mio marito non accettava quella verità troppo dura per il suo orgoglio di maschio ferito: sua moglie andava via di casa per un’altra donna.
E poi mio figlio. In mezzo a liti e deliri quotidiani. Conteso fra le ragioni di un padre che accampava pericolose conseguenze della mia infausta scelta sulla sua psiche.
Avvocati, psicologi, giudici, amici non più amici, avvelenavano le mie pesanti giornate.
Poi però la sera mi ritrovavo davanti ad un bicchiere di vino e ad i suoi occhi belli, al suo sorriso inebriante di fronte ai quali tutto sembrava ritrovare il suo senso. Le notti passate con lei, persa nel profumo amaro della sua pelle di seta, mi davano la forza di affrontare i miei giorni difficili.
Ancora oggi perdura la mia battaglia. Una lotta senza quartiere per rivendicare la legittimità del nostro amore. Per cercare di non farmi sopraffare dai sensi di colpa per aver perso la quotidianità con mio figlio. Niente più bacetti al mattino e coccoline di sera, ma solo incontri asettici per qualche ora in luoghi anonimi che mi tolgono il fiato e le parole per dirgli quanto lo amo e quanto mi manca. Brevi telefonate. Com’è andata a scuola? Mentre un ” come al solito mamma” chiude la porta alla nostra conversazione sul nulla. Un macigno pesante.
A volte mi sveglio nel cuore della notte in preda ad un’angoscia indescrivibile. Pensieri che creano ingorghi interiori, cervellotici risvegli notturni e sogni deliranti. Ma soprattutto un’idea che mi gela le vene: che lei non ci sia più accanto a me e che il mio letto diventi d’improvviso freddo e vuoto. Allora mi prende la voglia di stringerla a me, fortissimamente, per saldare il suo corpo al mio, mescolando la carne alla carne. Lei si sveglia mi sorride e mi riempie la faccia di baci.
Le mie domande rimangono inespresse, nella gola secca. E se dovesse finire fra noi? Se un giorno fossi esiliata dal suo giardino in fiore, se la perdessi per sempre?
Penso e ripenso: è davvero così importante capire cosa siamo, in amore? Perché l’amore ci cambia, ci devasta, ci fa evolvere, perdiamo noi stessi, i nostri confini di uomo e donna, il nostro sesso, e diventiamo altro.
Non trovo le risposte che cerco.
So solo che oggi non sono più la donna che ero, che scriveva biglietti di buongiorno al marito nella sua vita “quasi perfetta”. Ho puntato tutte le mie fiches su questo numero, per me vincente nella roulette della vita.

Les jeux Son faits. Rien ne va plus. Se perdo non mi resta più niente.

 

Ho l’impressione di fare finta, di fare finta su tutto! A me manca qualcosa…. ” (da ” La vita di Adele“)

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5 commenti su “Clementine

  1. Liliana il said:

    Leggendoti Clementine viene voglia di essere travolti da un amore così. Quando descrivi il tuo bisogno di lei si percepisce la forza dell’annientamento che solo un vero grande amore porta con sè. Essendo madre, però, il mio pensiero corre anche a quel fanciullo conteso fra le ragioni dei grandi, e lì mi prende un senso di smarrimento e di tristezza

  2. effe il said:

    La storia di Clementine racchiude una grande sofferenza, a mio parere, anche se in apparenza, appagata da un amore che sembra farle toccare il cielo con un dito. Talvolta mi chiedo,. magari a torto o ragione cosa spinga un uomo o una donna a sperimentare amori con lo stesso sesso, mi chiedo se è nella natura vera, di chi intraprende questo cammino, o se è solo un fatto culturale. Dico questo non perchè non lo condivida o lo condanni, ma mi chiedo perchè, perchè e ancora perchè si sente il desiderio in questa epoca triste, di trovare emozioni forti, che superano noi stessi. Un una parola, mi domando perchè si sceglie matrimonio, figli, sicurezza, quando la vera natura va da un’altra parte? Non è che è solo desiderio di sperimentare forti emozioni, per noia…Perdonate la confusione ma cerco risposte e confronto.

  3. Chiara il said:

    Viviamo in un’epoca che sembra dare scarsa importanza alla razionalità, molta alle emozioni (spesso confuse con i sentimenti). Le emozioni spezzano la noia ma per loro natura, essendo effimere, tendono a rendere costante la ricerca di altre emozioni, possibilmente sempre più forti.
    Esiste una felicità che non si fonda sulle emozioni, ma sulla ragione: sul coltivare dei valori, la propria consapevolezza, la stima di sé, sull’autodisciplina che ti fa portare avanti con coraggio certe scelte, affrontare le difficoltà, fare progetti e crescere. L’ideale sarebbe trovare un equilibrio interiore, tra razionalità ed emozione.

    Durante il mio matrimonio anch’io ho provato momenti di grande tristezza, apatia e vuoto. Soprattutto vuoto. Il problema del vuoto interiore, che deriva spesso da certi vissuti del passato, scarsa autostima, errori educativi, è che spesso porta a vivere l’amore come l’unica fonte vera di emozione e l’unica cosa che dà un senso alla vita. Ma quale tipo di amore? Quello, appunto, delle emozioni forti, quello che ti trascina, ti stravolge, ecc. L’ho provato. Non l’ho seguito ma l’ho provato. Anzi.. se vogliamo ogni mia storia è iniziata così, anche quella con il mio ormai ex-marito.

    Il punto non è, secondo me, concludere che non siano il matrimonio, i figli e la stabilità a dare felicità, perché la natura ti porterebbe da un’altra parte. Cos’è la natura? Istinto, emozione, impeto e scelte di cuore. E non dovremmo sottovalutare il fenomeno delle dipendenze affettive, per cui invece di rimanere centrati su di sé, si vive costantemente in balia di storie d’amore eccessive, ossessive e sbagliate.

    Eppure l’uomo ha una parte più razionale e consapevole, che è quella che lo rende in grado di godere, se è maturo per farlo, anche della quotidianità, delle piccole cose, del “fare”: fare cose, fare progetti, vivere. E non scappare dalla propria mente, ma trovare realizzazione in essa. Non solo: la consapevolezza porta a volte a capire che alcune scelte di cuore sono in realtà frutto di schemi mentali ‘sbagliati’ che ci trasciniamo dietro dall’infanzia.

    A volte le emozioni e le sensazioni, servono proprio per farci capire che avevamo fatto la scelta sbagliata. Ben venga quindi anche la fine di un matrimonio -se sbagliato- e la nascita di un nuovo amore, purché non ci si annulli in esso, purché si mantenga il giusto spazio per amare i propri figli ma anche se stesse. E purché si continui ad usare la testa e non si sia come alberi sradicati e trascinati dalle tempeste. Altrimenti il rischio, molto alto è: quando passerà questa grande emozione, ne servirà un’altra per non sentire quel vuoto? E se la storia dovesse finire per altri motivi, per scelta dell’altro? Ci si ritroverà al punto di prima, senza difese e senza essere cresciute né divenute consapevoli delle proprie dipendenze? E magari avendo lasciato dietro di sé una scia di infelicità, soprattutto un figlio che si sarà probabilmente sentito abbandonato ed sacrificato alle scelte dei genitori?

  4. effe il said:

    Chiara ho letto con grande interesse le tue parole, erano esattamente le mie, anche se espresse in maniera confusa o forse trascinate dall’emotività di quanto letto nella storia in questione. E’ esattamente questo ciò che penso, e mi auguro che tante donne e uomini che credono che con il “sesso” si possa sopravvivere alla noia quotidiana, possano invece ripensare che certi comportamenti, diciamo trasgressivi, sono una trappola moderna per sentirsi vivi. La trasgressione credo che faccia parte dell’adolescenza, quando ancora non sappiamo bene chi siamo, e in che direzione vogliamo andare. Poi entrano in gioco le scelte, e quando si sceglie abbiamo la responsabiltà anche nei riguardi dei figli. Dico questo perchè a distanza di anni, un mio vecchio amore, che ho ritrovato su fb, mi ha confessato di sentirsi donna, e lo è a tutti gli effetti, pare. Anche lui ha fatto la scelta del matrimonio e dei figli, ma ha aggiunto sofferenza a sofferenza. Capisco che quanto scrivo non sposta un millimetro le scelte, ma credo che sia un bene immenso parlarne.

  5. ds il said:

    Cara Clementine …non conosco di te che un nome , probabilmente di fantasia , non conosco il colore dei tuoi occhi né quello dei tuoi capelli , aspetti esteriori visibili a chiunque , ma conosco i tuoi più profondi sentimenti , le tue più intime sensazioni , ho letto e riletto tra le tante storie, la tua …cosi’ simile alla mia cosi’ vera come la mia ,tanto vera da sconvolgere l’esistenza di chi SCEGLIE di viverla , e che solo chi ha vissuto puo’ capire .
    Un sentimento grande , immenso , fatto di un amore che vuole solo essere vissuto con la normalita’ che merita ma lacerato da una societa’ non ancora pronta ad accettare altre normalita’ .
    Cara Clementine , spero che tu oggi stia nutrendo ancora la tua vita di questo amore e che il resto del mondo non abbia avuto la meglio .
    Il prezzo pagato e’ altissimo, ho subito la stessa sorte, spero che ti ripaghi in felicita’ questo ti e’ dovuto per il coraggio della SCELTA . DS

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