Recensione “Il labirinto”, primo libro della trilogia distopica The Maze Runner di James Dashner

Thomas è un ragazzo come tanti, ma un giorno si risveglia in un ascensore che lo ha portato in un universo parallelo. Non ricorda come ci sia arrivato, né alcun particolare del suo passato, a eccezione del proprio nome di battesimo. È circondato da altri ragazzi, tutti nelle sue stesse condizioni. Quando le porte dell’ascensore si aprono, Thomas viene accolto da alcuni ragazzi che gli danno il benvenuto nel Glade, un ampio spazio limitato da mura di pietra. Come Thomas, anche i Gladers non sanno come siano finiti in questo spazio, e l’unica cosa certa è che ogni mattina le porte di pietra all’inizio del labirinto che li circonda vengono aperte, mentre la notte si chiudono. Ben presto i ragazzi elaborano l’organizzazione di una società ben ordinata e disciplinata dai Custodi, dove si svolgono riunioni dei consigli e vigono regole rigorose per mantenere l’ordine. Ogni trenta giorni qualcuno si aggiunge a loro dopo essersi risvegliato nell’ascensore. Il mistero si infittisce un giorno quando – senza che nessuno se lo aspettasse – arriva una ragazza. È la prima ragazza che abbia mai fatto la propria comparsa in quel mondo, ed è il messaggio che porta con sé a stupire, più della sua stessa presenza. In assenza di altri mezzi visibili di fuga, il labirinto sembra essere l’unica speranza del gruppo.

Titolo: Il labirinto (The Maze Runner #1)
Autore: James Dashner
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 1 giugno 2011
Prezzo: € 14,90
Pagine: 428

labirinto

I distopici mi piacciono parecchio. Mi piace immaginare come sarà il futuro che ci attende: se catastrofico come in Hunger Games, o vivibile come in The Selection. Ma se il futuro che ci attende potrebbe essere come quello descritto ne “Il labirinto” preferisco non pensarci!
Ho terminato questo romanzo distopico poco tempo fa e non posso fare a meno che pensare a quello che aspetta a Thomas e agli altri ex Radurai. Leggerò sicuramente molto presto il resto dei libri che compongono la trilogia di The Maze Runner.
Come ogni distopico che si rifletti, Il labirinto è ambientato in un futuro post apocalittico, ma tutto questo si scopre alla fine del libro. Inizialmente, infatti, il lettore viene catapultato insieme al protagonista nella Radura. Il narratore è in terza persona, ma proprio come Thomas non sa niente. Dashner non ci accenna a niente, ma siamo “costretti” a scoprire la Radura e quello che c’è dietro pian piano, seguendo i ritmi dei ragazzi incastrati in questo luogo.
C’è un buon ritmo. Mi sono trovata immersa nella Radura, insieme a Thomas, Alby, Chunck e Newt. Ho provato le loro stesse emozioni: sconcerto, disorientamento, ansia. Quest’ultima è un’emozione costante nel romanzo.
Come primo libro mi è piaciuto moltissimo.. Anche più di Hunger Games, di Suzanne Collins. Non vedo l’ora che esca, l’8 ottobre, il film al cinema per rivivere tutta l’avventura del Labirinto.
Voi avete già letto tutta la serie? Come vi è sembrata?
Per chi, invece, non sapeva di cosa si parlasse, ho un consiglio per voi: non affezionatevi a nessuno, vi ho avvisati!

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