Federica Ferretti e la sfida della docenza al Festival Professione Giornalista

Copertina_facebook_02 (1)Grandi novità in arrivo per la nostra Federica Ferretti, che, nel frattempo, non solo ha continuato a dare voce e sostegno alle donne, ma è diventata  giornalista.

Così, la nostra scrittrice abruzzese, da sempre dedita alla cura di campagne di #stopfemminicidio e #pariopportunità, che, perciò, nel 2015, ha conseguito persino il Premio Donna città di Teramo per #giornalismo e #comunicazione, è stata ora annoverata dal Festival “Professione Giornalista -Strumenti di lavoro per il giornalismo”.

Dove illustrerà cioè, la sua esperienza durante il seminario di formazione:

Differenze di genere. Come raccontare la violenza tra deontologia ed etica. Laboratorio di scrittura sulle tematiche violenza di genere”.

Il prestigioso evento è organizzato in collaborazione con la Scuola di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna, rappresentata dalla Direttrice Prof.ssa Saveria Capecchi e dalla Prof.ssa Pina Lalli, con l’Ordine dei Giornalisti e il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna e il quotidiano Il Resto del Carlino, ovvero il contributo dell’Associazione proponente Viceversa.

Si terrà il 7 ottobre 2017, dalle 14 in poi, presso Palazzo Hercolani in Via Strada Maggiore, 45, naturalmente a Bologna, con il proposito  di indagare le nuove frontiere dell’industria dell’informazione nel processo di trasformazione che interessa la cultura e la pratica giornalistica: imprenditoria, innovazione, mondo digitale.

Nell’ambito del suddetto festival, dedicato appunto ai professionisti dell’industria dell’informazione, in particolare freelance, e i soggetti che, a vario titolo, si occupano di informazione e comunicazione (enti e istituzioni, università, associazioni di categoria, imprese), la Ferretti relazionerà sul tema:

In nome delle donne, la lunga strada verso l’indipendenza femminile, dal lavoro ai sentimenti. Testimonianze a confronto ai tempi della rete“.

75, il numero max di giornalisti che vi potranno aderire con partecipazione gratuita ed il riconoscimento di almeno 5 crediti formativi.

Qualche cenno biografico:

Federica Ferretti è laureata in Scienze Politiche e in Discipline Musicali( Settore Pianoforte e Musica da Camera).

Esperta inoltre di Tecniche della Comunicazione, è scrittrice/poetessa, blogger a vario titolo.

E non solo: da musicista, è impegnata in diversi duetti al femminile, “per continuare a dare voce alle sfaccettature delle donne”.

Sin da responsabile di collane ed ufficio stampa, si è subito distinta per il suo impegno costante in materia, ottenendo, ad appena un mese dall’inizio del suo lavoro, la prima importante segnalazione da parte di DM, nella Rubrica “Amiche di salvataggio” di Alessandra Appiano.

Attualmente, da  giornalista, è collaboratrice di Confidenze tra amiche (Mondadori), per diverse rubriche.

Altre storie e testimonianze hanno invece riguardato argomenti come l’emigrazione, la prostituzione, la transessualità, l’impegno nella sanità.

Tra le sue testimonial, ha potuto   annoverare la stessa Direttrice Susanna Barbaglia, Dorina Forti Makeup artist,  Daiana Cecconi, Nicoletta Vallorani, Elena Mora, solo per citarne alcune.

E ancora Mariella Nava e, non ultima, Dacia Maraini.

Grazie alla potenzialità della sua scrittura, nel febbraio 2016 è stata persino Madrina Senior al Geofilmfestival, presentando inoltre il progetto di un corto da realizzarsi, tra Abruzzo e Veneto, su suo soggetto.

Va menzionato il sodalizio con Don Backy, che è tra l’altro autore di un commento alla sua silloge poetica in futura uscita, Fiore di razza.

Grande successo ha così ottenuto la sua ultima campagna dall’emblematico titolo: #noiciamiamo, che ha preso forma la scorsa estate sul suo sito ufficiale: http://www.federicaferretti.com.

Dalla regista Rai Paola Degaudio, alla cantante ed attrice Cristina Chiaffoni e alla giornalista del TG5 Simona Branchetti; e poi Alessandra Pesaturo, ballerina e giornalista, e Angela Caponnetto di Rainews, oltre alla collega di La 7, Flavia Fratello.

Federica, ora, vuole muovere il passo più impegnativo: realizzare un premio giornalistico dedicato, “affinchè ogni donna sia in grado di raccontare davvero se stessa al meglio”.

Haendel versus Levi’s, Bach versus Breil: quando la musica parla

La sarabanda settecentesca di Haendel rivive nella metafora della libertà di movimento
La sarabanda settecentesca di Haendel rivive nella metafora della libertà di movimento di Levi’s Odyssey

Quanto sono profonde le radici del linguaggio musicale nell’ambiente che la circonda?

Da quando è uscita dai teatri, si è sempre più spesso contaminata.

Nel senso che, se per certi versi  il nesso con il resto del mondo appare discutibile, per altri diventa lampante, specie se si pensi ai diversi settori di produzione artistica, ad esempio il contenitore cinematografico, o pubblicitario, come racconto nel video.

In realtà, in questo caso specifico, proporrei una breve ma intensa incursione nel mondo barocco che viene abilmente modernizzato a fini puramente commerciali.

O c’è dell’altro?

Si rischierà cioè di scoprire che sempre più spesso, la musica viene incaricata di veicolare messaggi eteronomi: di sconfinare dal tempo e dal luogo in cui è stata concepita, per diventare una metafora velatamente politica.

 

 

 

 

 

Parlare di ciò che in apparenza non le appartiene, filtrare tutto ciò che l’autore/regista dell’opera polisemantica non dice.

Ma vuole intendere, filtrare.

Comunicare.

Nel video proposto, si confrontano le retoriche di Haendel e Bach con le politiche commerciali di Levi’s e Breil.

Laq Passwione escondo san Giovanni viene letteralemnte trasfigurata
La Passione secondo San Giovanni( Bach) viene letteralmente trasfigurata nella nuova  retorica dell’azienda milanese Breil

 

Nella seconda delle quali, si scomoda persino la Joannes Passion nella rivisitazione di Harry Jackman, denominata (non a caso) Transfiguration.

Quanto è legittima una simile operazione?

 

Di certo, è  la pura realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno.

Cosa ne pensate?

Vi aspetto.

Federica Ferretti

Maria Sophia Palmieri: basta essere vittime di bellezza

Maria-S-Palmieri-3 Oggi, tonerò a parlare di Moda.
Ma non la solita,  quella urlata a squarciagola nelle sue frange tessute fra i soliti stereotipi.
Bensì quella che si riempie sempre più spesso di persone che osano reinterpretarla. Adeguandola, però, alla realtà.
In questo caso, quella di una ragazza, che dice “basta”.
Vi voglio infatti raccontare la storia di una giovane modella che, in più,  sogna di mettersi in proprio.
Una ragazza, Maria Sophia Palmieri, dal  coraggio diverso, quando cioè  si ribella ai  canoni universalemente imposti.

Perché vuole  smettere, una volta per tutte, di essere vittima di bellezza.

Per diventare davvero autrice del suo futuro.

F.F.Quando hai iniziato la tua carriera da modella, cosa ti sei proposta?
M.S.Palmieri: In realtà all’inizio non mi Maria-S-Palmieri-5sono posta nulla,mi è capitato per caso e ho semplicemente seguito il corso delle cose,ho fatto i passi gradualmente poco per volta,cercando piano piano di arrivare sempre più lontano.

F.F.Quando si diventa vittime di bellezza?
Quando non si è più grado di gestire se stesse e il proprio fascino di donna. Quando ti lasci sovrastare troppo dagli altri e inizi a usare il tuo corpo come un’arma e là perdi il controllo e può diventare molto pericoloso.

F.F. Come combatte una ragazza della tua età la bellezza ?
Io non la combatto la bellezza, è una cosa che va valorizzata non bisogna demonizzarla bisogna solo imparare a gestirla consapevolmente,e sicuramente dare importanza a tante altre cose non focalizzandosi solo su quello.

Maria-S-Palmieri-1F.F.C’è un nesso tra la tua vita quotidiana e quella che ti appresti a rincorrere?
Certo,ogni giorno mi impegno a costruire qualcosa e ovviamente la mia vita quotidiana è attinente a quella che mi appresto a rincorrere in un futuro.

F.F.Il futuro di Maria Sofia…
Il mio futuro mi sembra sempre più presente,mentre fino a poco tempo fa lo vedevo lontanissimo,ora lo percepisco molto più prossimo.Oltre a crescere come modella, voglio focalizzarmi sul mio lavoro di organizzazione e creazione di eventi di moda e sulla mia società di moda che sto costituendo ora con la mia socia Eleonora,  e rappresenta per me qualcosa di davvero prezioso, perchè è una cosa solo mia che ho creato io e se prima brancolavo nel buio molto indecisa sullMaria-S-Palmieri-2a vera strada da prendere ora ho capito che è questo che voglio davvero fare e su cui voglio investire il mio tempo, le mie energie e la mia creatività.

Federica Ferretti

Barbara Carniti racconta Alda Merini: ora mia madre è davvero mia

Barbara Carniti, figlia della celebre poetessa, ed il suo-nostro omaggio ad Alda
Barbara Carniti, figlia della celebre poetessa, ed il suo-nostro omaggio ad Alda

Alzarsi presto, di buona lena, e provare subito un’emozione infinita.

Per avere  trovato in posta questo racconto, perchè è tale, più che un’intervista, che ti aggroviglia i sentimenti nell’istante stesso in cui scopri che, in fin dei conti, l’Omaggio ad Alda non è altro che è  l’insieme di ricordi e nostalgie che ognuno di noi nutre per una delle più grandi poetesse del secolo scorso, Alda Merini.

Che abbiamo avuto la fortuna di leggere, assaporare, di assorbire.

E di  esplorare,  di nuovo daccapo, oggi, in questo blog, dove mi prefiggo di recuperare il senso delle parole, fino ad  urlare tutto ciò che, fino a qualche istante fa, avevamo avuto il coraggio solo di sussurrare.

Alda Merini è stata una delle donne d’autore che noi donne  vorremmo di certo diventare. Per i mille versi che, ogni singolo istante, ci muoiono sulle labbra, e che invece lei ha saputo esprimere sempre, ad ogni costo,  al posto di noi tutte.

Barbara Carniti
Barbara Carniti

E ce li racconta in questa semi-lettera, struggente,  la figlia, Barbara Carniti, con una terezza che fa commuovere come poche altre volte.
F.F.La poesia italiana coincide spesso son il nome di tua madre: tu, cose provi nel pronunciare oggi quelle parole?
Barbara Carniti: Provo grande orgoglio e grande emozione. Ricordo la prima volta che a scuola il professore di lettere ci fece leggere in classe Il mio primo trafugamento di madre-ero appena adolescente- e ancora sento sulla pelle la fierezza di sapere, dentro di me, che ad aver creato quell’incastro sublime di parole era stata mia madre. Ho amato, poi, la sua poesia da adulta, col tempo, e questo mi ha permesso di conoscere a fondo mia madre anche attraverso le note più intime della sua anima di poeta.

Foto di  una giovane poetessa Merini
Foto di una giovane poetessa Merini

 

F.F.Un percorso doloroso, di umile, ed il riconoscimento finale: cosa c’è in mezzo?
B.C. In mezzo c’è la vita. La quotidianità. Con le sue gioie, le sue delusioni, i suoi tormenti, i suoi distacchi. Le cose rimaste in sospeso. La voglia di imparare ad amare. Giorno dopo giorno. Come tutti. Di barcamenarsi, insomma, nel mondo e viverlo come meglio veniva. Ci sono state grandi risate, anche grandi pianti. Ora rimane il senso di una bellezza nel cuore che è priva di ogni futile orpello. Ora mia madre è davvero mia.

F.F.Lo stile di Alda, è spesso diretto, schietto: ci sono scritti che sono ancora nascosti nell’anima di una figlia?

B.C.Sì. Ma non parlo di inediti. Ci sono scritti nascosti nell’anima di una figlia perché hanno toccato corde che,

Gli anni del manicomio
Gli anni del manicomio

più di altri versi, hanno tradotto un sentire, hanno segnato un passaggio. Di quelli che amo definire “epocali”. Penso a poesie come Il grido, come Lirica antica, come quelle che mamma ha dedicato a me. Penso ad Un amante per ogni sospiro: sublime traduzione di un sentire comune che io, quando la ascoltai per la prima volta, ebbi modo quasi di esserne parte. E poi, per una casualità nient’affatto casuale, è diventata la colonna sonora di una parte della mia vita che vivo dentro di me come un dono del cielo. Tanti scritti, quindi. Ognuno di essi un gioiello dell’anima.

F.F.Alda, era anche una pianista: quanto la muscia ha influenzato le sue opere?
B.C.Credo moltissimo. Soprattutto nel senso di una profonda musicalità che è unanimemente riconosciuta ai suoi versi: si prestano benissimo alla musica. Alda Merini è stata musicata da Giovanni Nuti, le sue poesie

Alda al piano
Alda al piano

sono diventate canzoni e spesso il cantautore racconta di episodi in cui la mamma gli telefonava per dettargli dei versi che erano già, di per sé, canzoni. Lei era una grande pianista, cantava benissimo: avrebbe potuto fare la musicista, l’attrice… tante cose. E’ nata Poeta.

 

La collaborazione con Nuti
La collaborazione con Nuti

F.F.La poesia oggi: ha ancora un futuro, o forse ha un senso, secondo te, parlarne ancora?

B.C.La poesia oggi è viva: non è un caso che mi scrivano tanti giovani, giovanissimi a volte, attratti dalla poesia della mamma, affascinati dalla vita stessa dei poeti. Dopo la morte della mamma è capitato che io sia stata invitata ad eventi in suo onore e ricordo: tra gli incontri più belli penso ci siano proprio quelli nelle scuole. Davanti a ragazzi con gli occhi vispi e curiosi, dotati di prontezza davanti al testo poetico, sentito addosso, senza i ricami della sapienza, ma letti con l’istinto della loro purezza.

 

Federica Ferretti feat Barbara Carniti.

Donne D’Autore: vi racconto Elena Mora

Giornalista, scrittrice, caporedattore di Diva e Donna: Elena Mora ci racconta la sua esperienza di Donna d'Autore
Giornalista, scrittrice, caporedattore di Diva e Donna: Elena Mora ci racconta la sua esperienza di Donna d’Autore

Inauguro il mese di ottobre, solitamente dedicato alle donne, alla prevenzione contro il cancro al seno, con un personaggio femminile davvero interessante:

Elena Mora, giornalista e scrittrice a vario titolo, nonchè Caporedattore di uno dei settimanali più amati:  Diva e Donna per Cairo.

In qualità di Donna d’Autore, mi aiuta a riflettere su alcune delle problematiche più sentite, tuffandoci a ritroso nel tempo, tra i sapori perduti, alla scoperta della…sua ricetta per la felicità. Incitandoci “a lavorare sulla nostra autostima”…

Il caffè del pentolino che si beveva in grandi tazze intingendo fette di pane; il baccalà che si comprava rigorosamente il venerdì al mercato; la polenta del nonno cotta per ore nel paiolo di rame. Un libro sul filo della memoria per gustare ancora i sapori irripetibili di un tempo.
Il caffè del pentolino che si beveva in grandi tazze intingendo fette di pane; il baccalà che si comprava rigorosamente il venerdì al mercato; la polenta del nonno cotta per ore nel paiolo di rame.
Un libro sul filo della memoria per gustare ancora i sapori irripetibili di un tempo. Elena e Alberto Mora sono due fratelli piemontesi nati alla metà degli anni Cinquanta; lei scrive, lui colleziona ricordi. E un giorno, quasi per gioco, hanno provato a mettere insieme le due cose. Questo libro è il risultato. Insieme hanno già firmato il Dizionario dei giochi perduti (Cairo, 2012).

 

F.F.Da professionista ed appassionata quale sei, scrivi di “tutto”. Ora, però, sta per arrivare forse la prova più difficile, spiegare in un dizionario, i sapori perduti. La tua ricetta per la felicità…
Sono l’amicizia e gli affetti, che spesso coincidono. Nessuna ricetta riesce senza la giusta dose di sentimento: e la ricerca dei sapori perduti che con mio fratello Alberto ho fatto nel libro “Dizionario dei sapori perduti” è proprio un percorso a ritroso nei tempi in cui non si usava la parola pranzo senza intendere di famiglia.

F.F.Sei caporedattrice di una delle riviste femminili più amate: quanto ti senti diva e quanto viceversa donna?
Diva e donna è come le sue lettrici, come sono un po’ io: curiosa e attenta a quello che accade, ma anche con la voglia di prendersi ogni tanto un momento di leggerezza e relax.

F.F.Partecipare ad una campagna di sensibilizzazione rosa lascia ancora l’amaro in bocca. Nel 2014, sono ancora troppe le donne costrette a tacere, abusate a vairo livello, anche quello economico. Una tua proposta in merito, in qualità di donna d’autore…
Tema difficile, difficilissimo e duro: ho avuto amiche, persone di talento, professioniste, finite nel tunnel della violenza domestica, che magari non avevano il coraggio di dirlo. Bisogna lavorare sull’autostima femminile: tutto parte da lì.

F.F.Una confidenza tra addette ai lavori: pensi che gli uomini si sentano spaventati o perlomeno allarmati dal nostro potere letterario? Istruzioni per l’uso da parte di aun donna che è riuscita ad affermarsi in un mondo dove la competizione sta diventando esasperata.
Le donne con le parole sono sempre state più brave: le bambine imparano a parlare prima, leggono di più e secondo me, diciamolo, scrivono meglio. cerco sempre di fare network con le amiche che scrivono o si impegnano. Secondo me è una delle cose più importanti

F.F.Hai firmato anche dei cartoni animati per Rai fiction in qualità di autrice: nella guerra di maschi contro femmine che, ultimamente, pare rinnescarsi con una sempre maggiore crudeltà, come possiamo salvare i bambini? I tuoi consigli di donna manager- mamma e moglie.
Ho una figlia femmina e sono orgogliosa della donna che è oggi: ma essere madre è l’unico mestiere impossibile, in cui non si possono dare consigli, solo condividere esperienze.

Federica Ferretti

Serino: non confondete narrativa e letteratura

Il critico letterario e giornalista  G.P. Serino
Il critico letterario e giornalista G.P. Serino

Gian Paolo Serino è un critico letterario italiano, che, al tempo stesso, da giornalista può annoverare collaborazioni con “la Repubblica”, “Il Venerdì”, “D-la Repubblica delle Donne”, “Rolling Stone”, “GQ”, “Kult” ,”Freek” e Wuz.it. Oltre a quella con Vasco Rossi, “Res Mondadori”, “L’Indice dei Libri”, “Diario della settimana”, “Pulp Libri”, “Traveller”, “Mucchio Selvaggio”, “Campus”, “La Provincia di Como, Lecco, Sondrio”…
Ha pure un passato di editorialista culturale di Avvenire. Ha lavorato per Radio Capital e R101 ed ora scrive per “Il Giornale”.

Oggi, è qui in qualità di ospite maschile con il proposito di continuare ad interrogarmi insieme a voi sul senso delle parole a 360°… per un sano confronto tra le parti ed in vista di una vera conquista della parità dei sessi.

Sì, anche e soprattuto nella cultura!
Una missione, forse,non del tutto impossibile, se si pensa, che in fondo, le parole sembrerebbero non avere sesso. Perchè : “Leggere è ustionarsi, scrivere è bruciarsi vivi”…

F.F.Gian Paolo Serino: un nome che coincide con “letteratura”…
Metterei le minuscole al mio nome e la maiuscola a Letteratura. Oggi si fa tanta confusione tra Letteratura e narrativa. La narrativa è intrattenimento, la Letteratura è entrare nel tempo senza piegarsi ai poteri del tempo. La Letteratura non è di quelli che io chiamo i “classici istantanei”, quei libri che scompaiono non appena li hai letti, pongo ad esempio “Il cardellino” di Donna Tart che, in realtà, “il cartellino” che i lettori “forti” da classifica devono per forza trovare bello per non cadere nelle grinfie di Camilleri (molto più geniale del suo Montalbano perché la sua scrittura si esaurisce in “un filo di fumo”- cito la sua opera migliore e forse meno nota). Premio Pulitzer? Il Premio Pulitzer per la Letteratura non esiste più dal 1983 (chi è interessato a capire perché può indagare: non vi piacciono mica i gialli?). Il Premio Nobel? Finito quando Coetzee l’ha accettato: un autore di capolavori come “Vergogna” o “L’età di ferro” non doveva accettarlo. SE solo avesse pensato che l’ha vinto Dario Fo, uno che ha l’intelligenza più corta del cognome. La Letteratura è anche questo: esporre le proprie idee. Giuste o sbagliate, ma esporle ed esporsi. Oggi i narratori si limitano a rimanere dentro la “gabbia” grafica dei loro libri: non si sporcano le mani con l’inchiostro. E poi continuano a rincorrere, come i critici e lettori, la dittatura della novità: leggono Philip Roth e non conoscono Bernard Malamud. E’ da Malamud che nasce Rotth. Se tutti i lettori di Philip Roth avessero letto Malamud, Roth oggi farebbe il carrozziere.
F.F.La tua passione per Pasolini: come nasce, quando cresce, come riesce a svilupparsi oggi?
Nasce da subito. Nasce da sempre. Nasce dagli “Scritti Corsari”. I romanzi li trovo inutili, infatti ne ha tratto dei  film. Il tanto decantato “Petrolio”, romanzo incompiuto, non l’ho mai letto: è incompiuto secondo Pasolini, perché mai avrei dovuto leggerlo? Nei suoi “Scritti Corsari” c’è il vero Pasolini. C’è la sua voce. Il suo urlo di ìnchiostro. Con gli “Scritti corsari”,  Pasolini è diventato immortale. Nessun meridiano o filologo riuscirà mai a fermare quel grido. Lacerante, che ognuno, dovrebbe portare dentro se stesso per Natura e che, invece, ogni uomo mette a tacere diventando una Natura morta. Pasolini è una Natura viva. Come lo è stato Luciano Bianciardi, a cui Pasolini deve moltissimo.

Un'altra posa di Serino
Serino è anche l’ideatore ed il direttore di Satisfiction

F.F.Quando vale la pena di leggere un libro?
Quando è il libro a leggere Te.

F.F.Secondo te, le parole possono davvero salvare una vita?
Possono complicarla. Salvare le vite è un mestiere che lascio ai medici. La Letteratura è nata per distruggere la vita. L’Odissea di Omero, prendo un esempio, o i Miserabili di Victor Hugo sono un invito a salvare la vita? Sono inviti a giocarla, la vita, a mettersi in prima linea. E quanti lo hanno fatto o lo fanno? E quanti sono ancora vivi?
F.F.Web e esplosione del fenomeno letterario: maneggiare con prudenza? Non si maneggia niente. Si legge e si filtra. Si vive e si impara. Leggere è ustionarsi, scrivere è bruciarsi vivi. Orwell temeva in “1984” che avrebbe vinto la censura, Aldous Huxley ne “Il Mondo Nuovo”temeva che ci avrebbero dato talmente tante informazioni da renderci indifferenti. Secondo Voi, chi ha vinto?

Federica Ferretti

Marco Crepaldi: da grande, voglio una vita normale

Il giovane Marco Crepaldi e la sua esperienza di modello.
Il giovane Marco Crepaldi e la sua esperienza di modello.

Vi avevo già preannunciato l’inusuale carrellata di ospiti maschili con cui chiacchierare a 360° di “tutto quello che non ti ho detto”.

E così, dopo lo scrittore Alessandro Zaltron e lo stilista  Alessandro Angelozzi, sono lieta di presentarvi, oggi, un giovane modello,( classe 1988), con cui continuare a parlare di “bellezza”  in senso lato.

Quella delle parole-segni che riversiamo quotidianamente nel mondo…

Marco Crepaldi  ci racconterà infatti come “fin dalla giovanissima età abbia avuto una particolare attenzione ed attrazione per il mondo dello spettacolo. Moda, fotografia e cinema”.

Sapendo però  restare coi piedi ben saldati a terra, lancia un monito: “Ho una LAUREA in tasca e so che questo “mondo” non può durare all’infinito, quindi, nel tempo libero, continuo a propormi e ad inviare curriculum vitae per trovare un posto di lavoro inerente al mio percorso di studi perché proprio questo voglio fare da GRANDE…”

F.F. Ciao Marco, grazie di avere accettato il mio invito a parlare di bellezza, ma anche di tutto ciò che la circonda, svelandoci magari segreti ed emozioni di cui il grande pubblico conosce ancora molto poco. Che effetto fa, a soli 25 anni, essere considerato il più bello d’Italia?

Beh,  ammetto è un effetto molto strano perché ho iniziato tutto per gioco e divertimento, partecipando alle selezioni con il pensiero di divertirmi, visitare nuovi posti e fare nuove amicizie, poi all’improvviso dalle semplici selezioni sono stato eletto Mister Veneto fino ad arrivare alla vittoria finale… sono sincero, non punto alla bellezza, ma voglio che la gente che mi circonda, mi possa amare per il mio aspetto interiore e fino adesso posso ritenermi soddisfatto.

Marco in…action

F.F. Sfatiamo un luogo comune: belli e dannati. Tu sei un ragazzo con la testa sulle spalle, che non ha smesso di studiare…
Sì e di questo ne vado fiero, ho dato importanza allo studio e alla cultura, e due anni fa mi sono laureato in scienze della formazione di Padova ; sicuramente è stata la soddisfazione più grande che ho avuto… ormai c’è parecchia gente che, nel mondo dello spettacolo,  punta solo all’aspetto fisico senza essere acculturata… e infatti,  non “durano” parecchio… io ne vado fiero,  della mia formazione.

F.F. A questo proposito, parlaci della tua formazione, direi molto singolare, vero? E, soprattutto, credi che ti possa servire in questo campo così diverso?
Beh, la mia laurea è” specializzata” nell’aiutare il prossimo ( persone disabili in particolar modo ), sono campi diversi ovvio,  però serve sempre… in qualsiasi campo, purtroppo, ci sono persone meno fortunate di noi, e bisogna sempre essere pronti a rivolgere loro aiuto e passione.

Uno scatto sul red carpet veneziano
Uno scatto sul red carpet veneziano

F.F. Discutiamo di un problema che sta affliggendo sempre più pesantemente anche i ragazzi: i disturbi alimentari quali anoressia, bulimia,…Cosa ne pensi?
All’inizio era più un fattore femminile, però da qualche anno è aumentata la percentuale anche sui ragazzi e sono estremamente contrario, non si può rischiare o ammalarsi seriamente per seguire certe mode, per apparire più belli o per indossare alla perfezione un paio di jeans come il proprio beniamino… è un problema molto difficile che però dipende anche dai genitori se possibile devono affiancare e aiutare i propri figli proprio all’inizio del problema altrimenti poi potrebbe diventare una tragedia. Quindi faccio un appello: ragazzi state bene cosi,  non imitate certe persone, non dovete apparire per quello che non siete… ognuno di noi ha doti straordinarie.

Ancora una posa del Crepaldi-modello

F.F.  Appena tornato dal Festival di Venezia, sei ospite di manifestazioni che ti portano continuamente in giro per il paese. Ma cosa vuoi fare davvero da grande? Ed il tuo consiglio per chi spera di potercela fare?
Sì, sono appena  rientrato dalla mostra del Cinema,  dove sono stato ospite in qualità di attore protagonista di un cortometraggio: IL POLESINE: IERI-OGGI E DOMANI.
Sono spesso in giro per l’italia e l’estero come testimonial di numerosi brand di gioielli e di abbigliamento, è diventato un lavoro che mi tiene occupato 360°, PERO’ come ho sottolineato ho una LAUREA in tasca e so che questo “mondo” non può durare all’infinito, quindi nel tempo libero continuo a propormi e ad inviare curriculum vitae per trovare un posto di lavoro inerente al mio percorso di studi perché proprio questo voglio fare da GRANDE…

 

Federica Ferretti

Alessandro Angelozzi: la sposa Canalis parla abruzzese

alessandro-angelozzi
Alessandro Angelozzi: come ti fabbrico il Made in Abruzzo…
matrimonio-canalis-1
Un commovente momento della Cerimonia- abito di fronte.

La creatività è anche fatta di segni, che, l’uno dietro l’altro, sono in grado di concretizzarsi in abiti esclusivi.
I quali, però, a volte, parlano un linguaggio comune, ovvero il mio, l’abruzzese.
Perciò,  sono lieta di presentarvi una testimonianza a cui tengo particolarmente, quella di un conterraneo come Alessandro Angelozzi che, orgoglioso delle sue radici, è stato capace di esportarle nel mondo.

Diventando così un marchio apprezzato da svariate donne dello spettacolo: tra le sue madrine d’eccezione  Megan Gale, Valeria Mazza, Valeria Marini, Aida Yespica, Moran Atias, Milly Carlucci, Manuela Arcuri, Cristina Chiabotto, Elena Santarelli, Belen Rodriguez, Irina Shayk, Vanessa Hessle

Scatti inediti dell'abito di Elisabetta Canalis
Scatti inediti dell’abito di Elisabetta Canalis

Alcune delle quali, come sto per raccontarvi, lo hanno “amato” al punto da  sceglierlo  per il giorno più bello.
Ecco che il nome di Alessandro, già noto al grande pubblico, è tornato alla ribalta proprio in queste ultime settimane,  legato in maniera inscindibile a quello di  una delle “sirene” di terra più belle della storia: Elisabetta Canalis.

Ma il tutto è maturato nel tempo, “in anni di duro lavoro e gavetta, ben 25 , il cui quartiere generale, come ribadisce il nostro intervistato, è a Garrufo, in provincia di Teramo”.
Signore e signori,  non mi resta che lasciarvi in compagnia del nostro  stilista che, in più, udite udite, oltre allo  straordinario tocco di cui non potrete più fare a meno, pare porti molta fortuna alle ragazze-maschiaccio che non ne vorrebbero mai sapere di accasarsi…
F.F. Alessandro Angelozzi,  ora, è sinonimo di sposa: ma quando capisci che devi dedicarti alla sartoria?
Adoravo l’Alta Moda, sin da ragazzo, infatti, piuttosto che comprare la Gazzetta dello sport, io, collezionavo Vogue. Posso definirla davvero come una passione innata, autentica, vera. Adoravo quindi Valentino, l’ho seguito sin dagli esordi e poi, guarda tu il destino, a breve riuscirò ad aprire la mia nuova boutique a Roma, n.35, a Piazza di Spagna, confinando con la sua. Anni di dura gavetta, ma adesso posso vantarmi da avere realizzato abiti per spose come la Canalis. In realtà, noi siamo già presenti in Stati Uniti, Russia, Giappone, Arabia Saudita, paesi che contribuiscono al 30 % del fatturato. Ma al tempo stesso,  lo siamo pure in 77 boutique italiane, ovvero da Ragusa fino a Torino. Inoltre segnalo le mie tre: quella di Milano, in Viale Bianca Maria, dentro al prestigioso quadrilatero della moda, un’altra a Pescara, all’Uscita dell’A14 Pe/Nord e come accennavo quella che sta per essere inaugurata nella capitale. Di certo non dimentico mai il nostro splendido territorio, il piccolo borgo di Sant’Omero, a cui sono affezionatissimo, dove appunto  presento la mia collezione ogni anno l’8Dicembre convogliandovi testimonial d’eccezione, come ricordavi tu poc’anzi. Ulteriori importanti appuntamenti sono a Milano a maggio, oltre alle fiere che si tengono rispettivamente a Parigi, Barcellona e NY.

 

alessandro-angelozzi.2
Particolare dell’abito-retro

 

mtrimonio-canalis-2
Un altro momento della cerimonia

 

alessandro-angelozzi.3
Un’altra foto inedita…
particolare-matrimonio-canalis
L’ennesimo particolare del matrimonio più chiacchierato dell’anno: quello di Elisabetta Canalis

F.F. Sei abruzzese, pensi che la nostra regione sia all’avanguardia nel settore moda? Va detto che la nostra regione è all’avanguardia nella manovalanza. Eppure, molte volte nel passato, è già accaduto che  le grandi firme si siano approfittate della nostra artigianalità e manualità. Possiamo paragonare l’Abruzzo ad una sorta di terra di conquista, dove però, complice il mancato interessamento delle   istituzioni, nessuno abbia mai investito. Facciamo l’esempio della Val Vibrata, dove c’è un polo fieristico del tutto  abbandonato. Milioni di euro buttati lì senza essere mai stati valorizzati. Resta che comunque l’Abruzzo ha le migliori artigiane d’Italia. Nonstante ciò, questo sapere non è mai stato adeguatamente tutelato, trasmesso, salvaguardato. È mancata cioè la sensibilizzazione da parte dei vari enti interessati. Ecco che poi, poiché i ragazzi si sono riversati in settori come le P.A. , queste sono inevitabilmente esplose, nel senso che non sono più riuscite ad assorbirli. La disoccupazione è stata allora  una inevitabile conseguenza di questa situazione, a ben vedere  assurda. Il tutto perché i nostri antichi mestieri, non sono stati valorizzati  dalle nostre istituzioni. Mancano modelliste. Le ricamatrici, inoltre, sono sì bravissime, ma ormai anziane. E nemmeno le figlie, purtroppo, hanno seguito le loro orme. È una strada senza uscita. Mi viene in mente anche la vicina azienda di Brioni( di Penne),  che vedo lo stesso andare alla grande in Francia, a Parigi. Ma se andiamo alle origini dell’odierno problema, in Abruzzo è in realtà venuta meno l’attenzione della politica al settore manifatturiero. La grande bravura delle nostre donne, abili in simili lavori fatti a mano, era un valore aggiunto che non c’è nelle altre regioni.  Come ripeto, sta scomparendo.  Va sottolineato anche un altro concetto. Gli stessi imprenditori non hanno saputo- e forse voluto- investire nel brand italiano. Hanno preferito deloocalizzare già dieci anni fa. Ecco come hanno perso la qualità.
F.F.  Quali sono gli ingredienti della tua moda?
La mia donna è molto femminile, mai volgare,  conscia del suo ruolo così come della sua posizione sociale, determinata.  Una donna che cioè,  persino il giorno del suo matrimonio, sfoggia un abito sì glamour, ma che  al contempo, faccia capire il suo carattere di italiana, mediterranea. La bellezza a cui io mi ispiro è verace, anzi a tal riguardo vorrei rimarcare  che il mio campionario non parte da taglie piccole come accade in Francia ovvero la 36, bensì dalla 42. Penso infatti che specie attraverso le pubblicità, i media, le ragazze debbano essere incentivate ad un altro modello di femminilità. Sarebbe perciò sbagliato dare quelle immagini e prototipi di eccessiva magrezza.
F.F. Hai avuto l’onore e l’onere di vestire Elisabetta Canalis nel suo giorno più bello…raccontaci, se puoi, tutto quello che non hai detto agli altri giornali…
Elisabetta è una carissima amica, adora i mie abiti abbiamo lavorato insieme in diverse occasioni. Quindi, le ho realizzato molti abiti, in verità, in occasioni tra le più variegate. Solo che in Italia, il mito del vestito da sposa, è quello che più di ogni altro resiste a tutti i tempi, è quello più efficace, giudicato, e al tempo stesso ammirato. Per quanto riguarda una cosa che non ho mai detto? Beh, voleva che valorizzassi il suo…lato B. Allora, ho realizzato il primo bozzetto. Nel frattempo, però, gliene ho proposti anche degli altri. Lei  era nvece rimasta subito  entusiasta del primo, ed il primo è stato. Posso raccontarvi che è in verità na ragazza molto semplice. Smentisco qualsiasi voce circa la sua arroganza o altezzosità. Di certo, l’hanno invidiata tanto, soprattutto le donne, arrivando a malignare in ogni modo. E questo, non lo trovo giusto. Noi maschietti, non siamo così cattivi. Mi ricordo che l’hanno scorso, quando ci siamo sentiti in occasione dell’8 Dicembre, io le ho chiesto quando avrebbe avuto intenzione di mettere su casa e famiglia. E lei: “Non accadrà mai”. Poi, mi chiama – a marzo – e mi dice: “Alessandro, tu mi hai portato fortuna, sono in dolce attesa, ho trovato questa persona così speciale…”. Io sono stato molto contenta per lei, Brian( Perri ) è un chirugo famosissimo a Los Angeles, un vero luminare nel suo campo. Tuttavia, Elisabetta è rimasta la ragazza-maschiaccio di sempre. Una sera a Milano, per andare in un locale famoso, lei sarebbe uscita anche in jeans e maglietta. Sono stato io a farla cambiare. Ora, a Los Angeles, sta crescendo molto sotto il punto di vista professionale. Si sta impegnado in corsi di recitazione, vuole intraprendere la strada del Cinema. Si sta quindi preparando adeguatamente.
F.F.Il sogno di Alessandro, abituato a realizzare sogni…
Di certo, sono stato fortunato nella mia vita, come dicevo, sto per aprire un negozio anche a Piazza di Spagna. Resta tuttavia il sogno americano, non solo di vendere, ma di realizzare una boutique tutta mia. E spero di farcela pure questa volta.

 

Federica Ferretti

Donne D’Autore: Nicolleta Vallorani prima testimonial

La scrittrice Nicoletta Vallorani, è la prima testimonial di Donne d'Autore.
La scrittrice Nicoletta Vallorani, è la prima testimonial di Donne d’Autore.

Care amiche ed amici, come leggerete di qui a breve, si  parte con una nuova campagna di sensibilizzazione a favore della donna, troppo spesso chiamata a sussurrare le sue emozioni.
Ma ce n’era proprio bisogno?
Sì, perché le donne, a dispetto delle apparenze, non sono ancora del tutto libere nel mondo.
Ogni giorno, qualcuna subisce un sopruso.
Che sia anche solo un “stai zitta” di troppo.
Perciò, con l’intenzione di raccontarvi sempre e ad ogni costo tutto ciò che non si dice, ma si continua a mormorare ancora troppo spesso, oggi chiamo ad intervenire una penna d’oro,  scrittrice e blogger di rilievo, nonché docente presso l’Università degli Studi di Milano: Nicoletta Vallorani sarà la mia  prima “Donna d’Autore“.

Nicoletta Vallorani al lavoro...
Nicoletta Vallorani al lavoro…

A cui, forte della propria esperienza di donna e di intellettuale, chiederei, in 5 importanti domande, di confrontarsi con me, noi, sulla figura della scrittrice a 360 gradi.

F.F.Cosa significa realizzarsi in quanto intellettuale, in un ambiente  dove sembra continuare a farla da padrone il sesso forte?
Nicoletta Vallorani: Diciamo così: gli ambienti che frequento, più o meno per lavoro, sono due: l’università e l’editoria. In entrambi non è esatto dire che non vi siano donne. Quel che accade è che pochissime di esse arrivano a posizioni direttive, o a una qualunque forma di successo che prescinda dalle doti “femminili” che esse possiedono. Intendiamoci, sono ambienti non facili, indipendentemente dal genere di appartenenza. E la credibilità dei contesti cosiddetti intellettuali sta scemando, nel contesto italiano contemporaneo, forse anche

Lousiville
Louisville

con qualche ragione: non credo che gli intellettuali in quanto tali abbiano davvero prodotto un paese migliore. Quindi io preferisco pensarmi come una persona, un essere umano che usa la testa, ma che ama anche molto farsi capire, costruire un ponte con le persone cui si rivolge, imparare a capire. Per questo faccio fatica a capire bene cosa tu intenda quado parli di “intellettuale”. IO non lo sono. Sono una scrittrice, con una formazione culturale complessa e privilegiata, che tuttavia nulla vuole avere a che fare con le forme di cultura chiuse e autoreferenziali, come credo che spesso siano università ed editoria.

F.F. La tua voce è ormai autorevole nella letteratura moderna e contemporanea: quando e come inizi e soprattutto, perché continui?
N. V: No, autorevole non direi. Diciamo che ho scritto molto, provato diversi generi e guadagnato la stima di molte persone.  Non saprei dire quale sia il vero inizio. Diciamo che avevo  cose da comunicare, e l’unico strumento che ho per farlo  è la parola e che continuo a trovare l’unica arte che mi affascina. Non è diversa da altre arti più elementari, e per ora continuo a pensar eche scrivere sia la sola cosa che posso pensare di fare  con intelligenza. Tutto qui. In fondo non è molto complicato. Ci sono donne che sanno fare i conti, uomini che sono capaci di cucinare.
Io scrivo.

Nicoletta in...action
Nicoletta in…action

F.F.Secondo te, la  rinascita intellettuale è ancora possibile?
N.V: Non saprei. Mi sembra ancora più complicata la rinascita etica. Le due procedono appaiata. E l’etica, per ora, è certamente scomparsa.

F.F.C’è un motivo scatenante, una scintilla per cui secondo te, oggi, in una realtà così profondamente inflazionata dai mezzi di comunicazione a vario titolo, una donna si mette a scrivere un libro, pur conscia che avrà vita dura?
N.V: Nessuno si mette a scrivere un libro perché pensa che avrà vita dura. E’ questo il punto: oggi, chi scrive, lo fa pensando che sia una cosa facile, e che possono riuscirci tutti. Non è così, ma è anche vero che i best seller sono per buona parte opere strane, il cui successo è spesso incomprensibile.
Il problema reale credo sia proprio questo: ormai pochi scrivono perché amano farlo e perché desiderano affrontare una sfida. Lo sif a perché si desidera il successo, in molti casi, e si è pronti a ogni cosa pur di ottenere una posizione più alta in classifica, o qualche vendita in più. Non so. Io credo che non vada bene.

F.F.Hai un consiglio per scrittrici alle prime armi?
N.V: No. Chi è davvero scrittore, lo sa. Non ha bisogno dei miei consigli, né di quelli di nessun altro.

Federica Ferretti

Le Confidenze di Alessandro Zaltron

alessandro-zaltron
Il giornalista e scrittore Alessandro Zaltron, nelle foto di Monia Merlo

Nella mia vita ho scritto all’incirca ottomila articoli, una decina di libri a mio nome e almeno il doppio per conto di altri, decine di racconti, una raccolta di poesie non tutte ispirate.

Ho scritto moltissime frasi per la pubblicità, recensioni di concerti, una serie televisiva con un giornalista sbadato e una fotografa gnocca che indagano su delitti commessi in Friuli, ho scritto centinaia di amorismi e una volta anche un testo che venne letto da Giovanni Paolo II a Castel Gandolfo. Ho scritto una tesi di seicento pagine e migliaia di email.

Ho scritto lettere d’amore su una Olivetti del 1930 appartenuta a mio nonno e lettere di odio rabbioso battendo i tasti di un pc. Ho scritto comunicati stampa premiati da ministri e raccontini premiati da giornalini. Ho scritto

Alessandro Zaltron scrive per la rivista Confidenze tra amiche, edita da Mondadori
Alessandro Zaltron scrive per la rivista Confidenze tra amiche, edita da Mondadori

quando ero esaltato e quando non ne potevo più, con pennarellini neri su blocchi a spirale e archiviando file_salva_con_nome.

Ho scritto presentazioni di persone e di aziende, interviste a famosi che non lo sono più, quarte di copertina, status a bizzeffe e post quando mi ricordo che è il caso. Ho scritto pochi tweet ma complessivamente, in venticinque anni di scritture professionali, milioni e milioni di parole. Le ho lasciate andare, spesso perdendone le tracce…
Oggi, invece, sono io ad avere avuto la piccola-grande presunzione di afferrarle.
Sono quelle del giornalista e scrittore Alessandro Zaltron, che, però, è anche un uomo capace di entrare in “Confidenze tra amiche”.

Narra, infatti, le vite-romanzo delle lettrici di uno dei settimanali più longevi d’Italia.
Eppure, in questo frangente, abbiamo deciso di rovesciare i ruoli: sarò io, stavolta, a raccogliere le sue emozioni.
E lui, con la cortesia che gli è solita, ha accettato subito di stare al gioco. Di raccontarsi a sua volta senza veli… letterari, per rischiare di confessarci, perché no, persino “tutto quello che non ti ho detto”.

alessandro-zaltron.3
Ancora una bella posa per il nostro ospite. Le foto sono di Monia Merlo

F.F. Iniziamo dalle origine della “tua” storia: quando ti accorgi di essere davvero pronto per scrivere il tuo primo romanzo?
Alessandro Zaltron: Scrivo di professione da oltre vent’anni e il primo ambito di scrittura in cui mi sono cimentato è il giornalismo. Dopo qualche anno sono arrivati i testi per la pubblicità, quindi i libri: quelli miei e quelli “commissionati” da altri. È stato il forte dolore per la fine di una storia a spingermi a scrivere d’amore. È nato così nel 2000 “Manuale per i(n)felici amanti”, che poi ho riscritto fino a esserne completamente soddisfatto. Da quel momento è sorta la passione professionale per la scrittura amorosa che si traduce in una pagina Facebook, Cronache Sentimentali, dove pubblico i miei amorismi, aforismi d’amore. Ma è nata anche una trasmissione radiofonica ed è arrivata la collaborazione con “Confidenze tra amiche”, dove racconto storie speciali di persone comuni. “Confidenze”, secondo me, è il giornale meglio strutturato in Italia: ben scritto, confezionato amorevolmente da professioniste capaci e sensibili.

F.F.Giornalista e scrittore: un connubio credibile?
A.Z. Credibile non sta a me dirlo; fattibile sicuramente sì. Il giornalismo è il mio primo amore, ho cominciato a coltivarlo da ragazzo e mi ha permesso di pagarmi gli studi universitari. Col tempo però ho sentito la necessità di raccontare storie al di fuori degli spazi ristretti di un quotidiano e della contingenza imposta da ritmi frenetici, a volte nemici di una scrittura ponderata capace di andare in profondità.

F.F.La fonte della tua ispirazione…
A.Z.Sarà banale dirlo, ma… la vita. Sono molto curioso, osservo e ascolto tutto il tempo. Non “stacco” mai. Prendo appunti su foglietti volanti e con un registratore che porto con me. Poi trascrivo tutto su file di testo. Quando si coagulano un po’ di riflessioni attorno a un tema nascono una storia, un post, a volte un libro.

F.F.Quanto c’è di vero-simile nelle tue storie?
A.Z.Di verosimile, credo tutto. Del resto io tratto di sentimenti e non sarei credibile se scrivessi cose inverosimili. L’immedesimazione dei lettori è essenziale. Sono convinto che le persone si accorgano subito, nella scrittura e in genere nella vita, se non sei “vero”, se fingi di sembrare altro da ciò che sei. La genuinità è un valore anche quando denuda delle fragilità.

F.F.Arriviamo al nodo cruciale: sei un uomo che, come accennavo in apertura, riesce a entrare in Confidenze con le donne. Perché, secondo te, il rapporto dei maschi con il sesso opposto è ancora così lacerante nel 2014, tanto da dover arrivare a ipotizzare il reato di femminicidio?
A. Z.Preciso che il termine femminicidio non mi piace. Isolare il femminicidio all’interno della categoria dell’omicidio non ha molto senso. È come dire che uccidere una donna è più grave che uccidere un altro essere umano. Io penso che l’omicidio sia il più grave dei reati, sempre e contro chiunque si commetta.
Ho una teoria sul perché la coppia stia diventando un laboratorio di violenza sempre più efferata e ingiustificabile. Ne parlo nel libro che sto ultimando, dedicato al tema del sesso in molte delle sue declinazioni. Riassumere in poche righe il mio pensiero rischia di banalizzarlo ma in sostanza posso dire questo: donne e uomini sono così diversi – sotto ogni profilo – che costringerli assieme in cattività può produrre effetti disastrosi. Ovviamente non mi riferisco a tutte le coppie, ma a quelle che si sposano pur non avendo niente in comune, che fanno figli quando sono in crisi, che si ostinano a stare insieme anche se capiscono di odiarsi e anzi provano il sadico piacere di limitarsi, offendersi, punirsi, umiliarsi a vicenda. Giorno dopo giorno, una goccia cinese dagli effetti devastanti. Ovviamente non sto dicendo che questo legittimi alcuna forma di sopruso, ma è evidente che una violenza psicologica reiterata facilmente sfocia in prevaricazione fisica e purtroppo su questo piano le donne hanno spesso la peggio. Consiglio alle donne di scappare a gambe levate appena comprendono che un uomo sta mancando loro di rispetto in forma grave: è un’avvisaglia di ciò che potrebbe accadere entro breve.
Il problema è che i rapporti umani in genere, non solo in ambito sentimentale, sono diventati a tasso zero di tolleranza e livello massimo di rabbia: c’è gente che si accoltella per un parcheggio al supermercato, figurarsi quale potenziale esplosivo si annida in una casa coniugale in cui la regola sono i dispetti continui, le prove di forza quotidiane, la mancanza di pazienza e l’incapacità di immedesimarsi nell’altro.

Federica Ferretti