Supermercati come Banche, in tempi di crisi si corre ai ripari

Supermercati come banche. In tempi di crisi le persone hanno iniziato a rivolgersi altrove per depositare i propri risparmi o chiedere mutui e prestiti. Supermercati e centri commerciali stanno assumendo sempre di più questo ruolo.

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La prima a farlo è stata la Banca Carrefour che ha ricevuto le autorizzazioni della Banca d’Italia e a fine 2011 ha inaugurato 23 filiali e ne aprirà altre 7 entro la fine dell’anno. La banca, che fa parte del gruppo Carrefour, dopo la Francia ha scelto l’Italia e punta sui tassi vantaggiosi e sulle agevolazioni di cui godono gli istituti stranieri, contando anche sulle aperture no-stop dei centri commerciali e delle aperture fino alle 22 anche di domenica.

Anche il gruppo Auchan, sempre francese, ha iniziato a seguire la strada di offrire prestiti ai propri clienti. Si può richiedere un prestito fino a 30mila euro o una carta di credito, sia online che nei punti Unicredit dislocati nei centri Auchan. Non è una vera e propria banca ma c’è il vantaggio di non dover aprire conti correnti e si accumulano punti Nectar, utili a raggiungere la soglia per ottenere premi.

La catena di supermercati Coop punta invece sulla solidarietà. I soci Coop possono aprire un libretto di ‘prestito sociale’ presso qualsiasi punto Coop, depositando fino a 33mila euro: 11 miliardi gli euro depositati da poco più di un milione di soci (la media è di 9.800 euro). Prelievi, versamenti, apertura e chiusura del conto sono del tutto gratuiti. E c’è la possibilità di richiedere prestiti e mutui a tassi agevolati, studiati per le famiglie meno abbienti. La spesa si può pagare a fine mese senza costi aggiuntivi, fornendo al cassiere gli estremi del libretto di risparmio.

Fare spesa al mercato rionale con un click

Niente spreco di benzina o perdita di tempo a piedi. Le buste della spesa arrivano direttamente a casa. Quindi si tratta di una svolta per chi durante il giorno ha troppo da fare con le faccende di casa, i figli o il lavoro.

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Si tratta del Mercato Trionfale a Roma che ha fatto da cornice alla firma di un protocollo che punta a sviluppare questo sistema, sensibilizzando e promuovendo la diffusione dell’ecommerce che, a via Andrea Doria, sembra funzionare ed essere un servizio apprezzato dai consumatori. Un servizio che rilancia i mercati rionali che stanno morendo schiacciati dalla concorrenza dei centri commerciali.

Il servizio al momento copre quasi tutta Roma e fino ad oggi ha riguardato 150 banchi, che in due anni hanno ricevuto 5.000 ordini per 400mila euro di vendite e 1.600 clienti che si sono registrati al sito. In questo modo si abbatte il traffico urbano e di conseguenza migliora la qualità della vita dei cittadini. Il tutto facendo spesa con un click.

Zara non soffre la crisi, Ortega il magnate più ricco d’Europa

E’ Amancio Ortega Gaona il magnate spagnolo più ricco d’Europa, secondo la classifica elaborata da Bloomberg. Grazie ai risultati trimestrali di Inditex, la holding che controlla Zara, Ortega ha visto salire del 12% le quotazioni del titolo in Borsa, balzando al quarto posto della classifica dei più ricchi, davanti al patron dell’Ikea.

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C’è uno store Zara quasi ovunque nel mondo: sulla Fifth Avenue di New York, in Rue Saint-Honore a Parigi e in Wang Fujing a Pechino. In tutto 5620 punti vendita. Ultimo mercato aperto è l’Ecuador, ma settimane prima Inditex era sbarcata con il suo concetto multimarca per fasce di reddito e stile differenziate anche in Georgia e in Bosnia, oltre al grande magazzino numero 274 inaugurato a maggio in Russia. Zara non soffre di crisi di vendite e a differenza di altri concorrenti non intende abbassare i prezzi.

Secondo la rivista Forbes, Ortega si colloca così al quinto posto tra gli uomini più ricchi del mondo. Dietro al messicano Carlos Slim (telecomunicazioni), agli statunitensi Bill Gates (Information technology) e Warren Buffett (Finanza) e al francese Bernard Arnault (Lusso). Unico spagnolo tra i primi 200 Paperon De Paperoni.

La crisi è forte, ma noi lo siamo di più. Ecco alcuni consigli per risparmiare

Che lo spread e la crisi ci stiano schiacciando ormai ce ne siamo accorti un po’ tutti. E’ proprio per questo che, dovendo convivere con queste ristrettezze forzate, ci sono degli accorgimenti che tutti possiamo seguire. Se già li seguiamo, questo può valere invece come promemoria o come nuovi sistemi da aggiungere alla nostra lista dei metodi per spendere meno.

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Tra i primi suggerimenti ci sono i metodi per risparmiare in casa. Ad esempio, per ridurre il cosumo dell’acqua è possibile comprare un aeratore, ovvero un filtro che costa anche meno di due euro e che si avvita al rubinetto mescolando aria e acqua corrente e mantenedo comunque il getto d’acqua a cui siamo abituati. Per recuperare invece l’acqua che lasciamo scorrere (ad esempio quando aspettiamo che arrivi l’acqua calda), possiamo metterla in un secchio o in un annaffiatoio utilizzandola così per lavare i pavimenti o innaffiare le piante non appena ne avremo bisogno.

Per spendere meno sull’energia elettrica invece, come avrete sentito spesso, è bene staccare le spine di televisori, computer, radio etc e, se staccare tutte le spine è noioso e viene vissuto come una perdita di tempo, si può comprare una ciabatta elettrica dotata di un unico pulsante che le disattivi tutte nello stesso momento.

Per fare economia sulla scelta degli alimenti invece è molto utile, se gli spazi di casa lo permettono, coltivare un mini-orticello, anche sul balcone. Si risparmia e si mangia sano. Per gli alimenti o qualsiasi altra cosa sia necessario comprare invece l’unico suggerimento è quello di impegnarsi e spendere un po’ di tempo prima di uscire confrontando i prezzi.

Per spendere meno sulla salute invece, nei casi in cui è possibile, è preferibile aspettare i mesi della prevenzione per fare visite oculistiche o odonotoiatriche e si può scegliere ad esempio di donare il sangue unendo così alla possibilità di avere analisi complete, affidabili e gratuite, il gesto di solidarietà davvero utile alle altre persone.

Si può inoltre risparmiare su viaggi e trasporti. Ad esempio si può scegliere il car-sharing, condividendo la propria auto per raggiungere il posto di lavoro e lo stesso si può fare in caso di viaggi brevi. Su internet ci sono diversi siti che collegano gli utenti tra loro. Ci sono poi le vacanze e in questo settore risparmiare è semplice e le alternative sono due: o si prenota con molto anticipo oppure si valutano su internet le tantissime offerte low cost. Si può anche seguire la moda dell’home-exchanging che permette di scambiarsi le abitazioni risparmiando sull’alloggio.

E’ nata Food Republic per i consumatori consapevoli di cibo bio

E’ partita la raccolta della mail di chi è interessato a far nascere una Food Community. Per ora sono nati una pagina Facebook, ‘Food Republic‘ e il sito Food-republic.it. Si tratta di una piattaforma di social nework per favorire la creazione di reti locali di produttori e co-produttori (o consumatori consapevoli) di cibo biologico.

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Food Republic infatti promuove lo sviluppo delle Food Communities, ovvero le comunità che mettono il cibo al centro della propria vita, dove i consumatori non sono l’ultimo anello passivo di una catena alimentare, ma si alleano con i Produttori, diventando essi stessi Co-produttori. I Co-produttori interagiscono attivamente con l’ambiente in cui vivono, capendo l’importanza – anche politica – dell’atto del consumo e dell’influenza che ha sull’ambiente e la società.

Il fine di tutto ció è di aver accesso a cibo sano, saporito e ad un prezzo equo. Come si legge sulla pagina Facebook, Food Republic è “un’impresa a tutti gli effetti e come tale agiamo all’interno delle regole del mercato. Ma la dizione di S.r.l. ci va stretta e preferiamo definirci “Società a Responsabilità Sociale e Profitto Limitato” o una Limited-Profit Company! Siamo un’impresa a cavallo tra profit e non profit, che accetta di mettere la massimizzazione del profitto in secondo piano rispetto alle finalità di tipo sociale”.

Chi sceglie Food Republic in pratica può conoscere i produttori della sua Food Community; comprare i loro prodotti sani, ad un prezzo equo e quasi a Km.0; postare i commenti sui prodotti e su chi li produce; conoscere altri Co-produttori che diventano membri attivi delle loro Food Communities; salvaguardare il territorio in cui abita preservandone la ricchezza naturale, la cultura e le tradizioni.

Una carta fedeltà che non fa impazzire i portafogli

Non sono un’appassionata di raccolta punti ma almeno la scheda del supermercato spunta dal portafogli ogni volta che faccio la spesa. Pensandoci nel tempo non sono pochi gli oggetti che ho conquistato con una buona dose di punti accumulati acquistando nello stesso negozio e/o consumando prodotti di una stessa marca: biancheria per il letto, asciugamani, ferro da stiro, aspirapolvere, un discreto numero di pentole e di biglietti ridotti per il cinema.
Chi, invece, ha una vera passione per questo genere di raccolte si troverà il portafogli rigonfio di tessere: per il supermercato, per la libreria, per la profumeria, per i negozi di elettronica, per il benzinaio… Perché in effetti quando ti propongono di sottoscriverla pensi sempre che possa essere una buona idea, anche se in quel negozio non ci tornerai tanto spesso, ma intanto la tessera ce l’hai. Crea pur sempre un valore aggiunto agli acquisti e in alcuni casi permette davvero di risparmiare.



Recentemente mi è stata presentata la carta fedeltà Nectar che farà felici gli appassionati perché consente di accumulare punti acquistando da una serie di negozi partner. In realtà in Italia molti già la conoscono se da quando è arrivata nel 2010 conta ben 9 milioni di clienti. In Inghilterra la usa il 50% delle famiglie.

In pratica hai una sola tessera per più punti vendita differenti (oltretutto valida su tutto il territorio nazionale per quei marchi che aderiscono): supermercati, ipermercati, negozi online, benzinai, gommisti persino assicurazioni ecc… (l’elenco completo è sul sito). In linea generale a ogni euro speso corrisponde un punto, ma per alcune tipologie merceologiche il numero di punti corrispondente al denaro speso cambia.
Facile immaginare che in questo modo la raccolta punti è più veloce e più pratica. Ovviamente c’è un catalogo premi piuttosto vario e non manca neanche un’app che consente di verificare direttamente sul cellulare le offerte, le news, i punti vendita e altre funzioni comode se non si ha la possibilità di consultare il proprio profilo online.
Ho sottoscritto anch’io una carta fedeltà e per provarla ho fatto la spesa in un supermercato partner. Non so in tutta onesta quante volte la userò ma mi chiedo: in futuro diventeremo tutti “pazzi” per i punti? Chissà. Se non altro non sarà il nostro portafogli a impazzire di tessere.
http://www.nectar.it/NectarHome.nectar

A cura di Valentina Ciannamea

L’Italia butta 12 miliardi di euro in cibo ogni anno, ecco come non sprecare

Lo spreco procapite è di 117 euro l’anno. Buttiamo via, secondo l’indagine ‘Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità’ realizzata da Fondazione per la Sussidiarietà e Politecnico di Milano in collaborazione con Nielsen Italia, ogni anno 12,3 milardi di euro di cibo, ovvero 5 milioni e mezzo di tonnellate di alimenti, quindi il 92,5% dell’eccedenza e il 16% dei consumi. Ad oggi quasi 1 miliardo di euro di cibo viene recuperato; l’obiettivo è ora recuperarne altri 6 miliardi, per portare questi alimenti sulla tavola di chi non ne ha a sufficienza.

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Ad oggi, gran parte dell’eccedenza alimentare ‘non viene recuperata per il consumo umano. Solo una piccola parte, poco più del 6%, viene donata alle cosiddette ‘banche del cibo’ e ad enti caritativi’. Per evitare gli sprechi quotidiani però qualcosa possiamo farla tutti. Come? “Educando la gente a comprare il giusto e puntando sui settori di distribuzione e trasformazione dove si perdono tonnellate di cibo commestibile – spiega Alessandro Perego, professore ordinario di logistica al Politecnico e tra i curatori della ricerca – perché la data di scadenza è troppo vicina o perché con una confezione ammaccata. Bisogna inoltre investire in modalità distributive e di consumo in grado di valorizzare gli alimenti, evitando di trasformare la ricchezza dell’eccedenza in spreco e povertà”.

Per il resto bisognerebbe avviare un’azione persuasiva sulle aziende affinché si accorgano in tempi rapidi del cibo in scadenza e ancora commestibile, e soprattutto creare un osservatorio permanente nazionale, una banca dati per sapere dove e quando ci sono eccedenze alimentari che potrebbero essere gestite dal ministero dell’Agricoltura.

Da domani partono i saldi a Milano e in Lombardia

Se state aspettando con ansia i primi di luglio per acquistare i vostri capi preferiti a prezzi scontati potete tirare un sospiro di sollievo.

Scopri altri modi per risparmiare sul blog Economia domestica

Se siete a Milano infatti sappiate che il Consiglio della Regione Lombardia ha approvato un provvedimento che per quest’anno farà partire svendite, promozioni, sconti e saldi esattamente da domani, 9 giugno! Pronte per gli acquisti a Milano e in Lombardia?

Il deumidificatore fai da te, con il sale grosso

Si può ottenere lo stesso effetto del deumidificatore senza averlo in casa? La risposta è sì ed è creandosi un deumidificatore naturale fai da te con il sale grosso. Sì, avete capito bene, il classico sale da cucina. Per costruirlo vi occorre un contenitore cilindrico (ad esempio una bottiglia di plastica priva della parte superiore).

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Nella bottiglia potete mettere il sale da cucina (ad esempio 100 grammi se la stanza è 4mx4m). Il contenitore con il sale va conservato in frigorifero per 12 ore. A questo punto basterà metterlo nella stanza di notte e il sale diventerà sempre più ‘zuppo’ togliendoci il fastidio dell’umidità. Quando il sale sarà troppo bagnato basterà asciugarlo in forno (mettendolo in una teglia per una decina di minuti ad una temperatura bassa) e poi potrà essere riutilizzato fino a quando riuscirà ad assorbire acqua. Provare per credere.

Aumentano bollo e assicurazioni, per la crisi pagano sempre gli stessi…

Stangata per gli automobilisti su bollo e assicurazioni. Nel 2011, come comunica la relazione annuale della Banca d’Italia, gli enti locali hanno incassato 9 miliardi grazie alle casse automobilistiche (a quota 6.4 miliardi) e all’imposta sulla Rc Auto che ha fatto un gettito di 2.3 miliardi.

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Gli enti locali devono far quadrare i conti, depauperati da anni di tagli, e vanno ad intervenire sul sicuro, sfruttando leve fiscali consentite dalla normativa Rc Auto. L’aliquota, portata dal 12,5% al 16% del premio, e l’Ipt (Imposta provinciale di trascrizione) sono i fattori che stanno causando l’ulteriore aumento delle tariffe assicurative. Questo succede ad esempio in provincia di Livorno, dove da giugno viene applicata la nuova tassazione sull’aliquota, dalla quale ricaverà in totale 17 milioni.

Stessa situazione a Fermo, Agrigento e Lodi. A Bari l’aumento dell’aliquota al 16% è in vigore già dal primo aprile, mentre Monza e Brianza porta l’aliquota al 16% senza variare Ipt e tributo ambientale.

A Napoli oltre al classico rincaro dell’aliquota, l’Ipt salirà al 30%. Va meglio a Roma, che mantiene quest’ultima al 12,5%. Federconsumatori calcola che nel 2012 le famiglie italiane spenderanno 78 euro in più, con un rincaro rispetto al 2011 pari a ben il 6%. Secondo l’Isvap, soltanto tra gennaio e marzo la raccolta premi della Rc auto è aumentata dell’1%, a 4,4 miliardi.

Anche i prezzi della benzina sono saliti considerevolmente: oltre ai 2 cent per il terremoto in Emilia le tasse sul carburante sono aumentate 4 volte: con il fondo per lo spettacolo (0,92 cent); con la guerra in Libia (4 cent); con l’alluvione di Genova (0,89 cent); con il decreto Salva Italia (9,9 cent). A pagare, insomma, sono sempre gli stessi…