Scarpe italiane – Henning Mankell

«Tu non sei mai stato una brava persona. Sei sempre sfuggito alle tue responsabilità. Non diventerai mai buono. Ma forse potrai migliorare». Fredrik Welin non ispira certo simpatia: allergico ai rapporti personali, totalmente privo di empatia, ha in più il vizio odioso di origliare e frugare tra gli oggetti altrui. A sessantasei anni vive in totale solitudine sull’isola ereditata dai nonni, una delle tante sparpagliate di fronte alla Svezia, da quando, dodici anni prima, aveva deciso di rendersi invisibile agli occhi del mondo. Un cane e un gatto sono la sua unica compagnia, ad eccezione delle saltuarie visite di Janson, il postino. Tutte le mattine, al risveglio, pratica un buco nel ghiaccio e si immerge nudo nell’acqua gelida. Il gelo dei lunghi inverni rigidi sembra riflettere quello interiore della sua solitudine.

Le parole citate in apertura sono quelle di Harriet, la donna da lui amata in gioventù e poi abbandonata senza una spiegazione, che un giorno lo raggiunge sull’isola, trascinandosi faticosamente con il suo deambulatore. Anziana e malata, la donna gli chiede di partire con lei e tenere fede alla promessa fattale anni prima. Al fianco di Harriet, durante un viaggio che diventerà una ricerca, seppure tardiva, della propria identità, Fredrik comincia lentamente ad aprirsi al mondo: “Non volevo essere un uomo che fa un buco nel ghiaccio e si immerge nell’acqua gelida per sentire se è vivo o meno.” Harriet gli svela il vero motivo della sua visita, fornendogli così un motivo per cui andare fiero e sempre grazie a lei troverà il coraggio di affrontare i suo demoni, la “grande catastrofe”, il disastro irreparabile commesso anni prima, quando era un chirurgo affermato, che lo aveva costretto ad autoesiliarsi.Non è mai troppo tardi per mostrarci al mondo per quello che siamo veramente, e soprattutto si può sempre sperare in un riscatto, anche quando stiamo ormai vivendo l’ultima parte della nostra vita.

Henning Mankell, Scarpe italiane, Venezia, Marsilio Editore, 2011, 332 pp.

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