Anna dai capelli rossi – Lucy Maud Montgomery

Mi sento molto legata ad Anna Shirley, la protagonista del famoso cartone animato trasmesso in Italia a partire dal 1979, che mi ha accompagnato nel passaggio dall’infanzia a un’adolescenza solitaria vissuta nel minuscolo paese di montagna in cui mi ero trasferita con la mia famiglia. Per quanto la mia vita all’epoca assomigliasse più a quella di Heidi, la piccola montanara che viveva sull’Alpe con il nonno e che d’inverno scendeva a valle con lo slittino, è con Anna che sentivo di avere più cose in comune: l’amore per la lettura, una vivace immaginazione e la tendenza a sognare a occhi aperti.

La sua storia, tratta dal romanzo della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery, è stata riproposta nel tempo attraverso film e miniserie per la tv, fino alla bellissima serie prodotta recentemente da Netflix, ma il cartone giapponese rimane un punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati dell’orfanella dai capelli color carota.

Ambientato nell’Isola del Principe Edoardo – una delle provincie marittime del Canada – e pubblicato nel 1908, Anna dai capelli rossi (Anne of Green Gables) nel tempo è diventato un classico della letteratura per ragazzi. Leggerlo ora per la prima volta è stata per me una grande emozione. Pagina dopo pagina, alle parole scritte si sovrapponevano le immagini e i bellissimi disegni del cartone: la Casa dal tetto verde, il viale di betulle, la piccola scuola di campagna…

In questo primo volume della lunga saga dedicata al personaggio di Anna Shirley io ho visto soprattutto una bellissima storia di riscatto in cui la protagonista, dando prova di grande resilienza, riesce a volgere a suo favore una situazione iniziale di grande svantaggio (orfana dall’età di tre mesi, sfruttata e maltrattata dalle famiglie disagiate a cui viene di volta in volta affidata prima di essere trasferita in orfanotrofio), e ciò grazie anche all’aiuto di figure tutelari che si prendono cura di lei e la ispirano nel suo cammino. Così, l’undicenne impulsiva e logorroica dell’inizio, che odia il colore dei suoi capelli e vorrebbe chiamarsi Cordelia, lascia il posto alla giovane donna riflessiva, impegnata a realizzare i propri sogni – senza venir meno ai debiti di riconoscenza -, finalmente “in pace con il mondo”.

È per un errore della direttrice dell’orfanotrofio che Anna approda alla fattoria di Matthew e Marilla Cuthbert, due fratelli non più giovani che in realtà avevano chiesto l’invio di un ragazzo che li aiutasse con i lavori della fattoria. Decisi a rispedirla all’istituto, soprattutto per volere di Marilla, a disagio di fronte a una ragazzina così strana, alla fine, inteneriti dal racconto delle sue disavventure e intuendo la possibilità del suo riaffido presso una donna del posto famosa per la sua durezza, decidono di tenerla con loro.

Alla Casa del tetto verde, come si chiama la fattoria, Anna non ha vita facile. Spesso viene messa in punizione da Marilla perché la sua sbadataggine le fa commettere un sacco di guai, come quando mette il ricostituente nella torta destinata al pastore e a sua moglie, o quando fa ubriacare la sua amica Diana servendole liquore al posto del succo di lampone. Marilla, per sua natura pratica e poco avvezza alle smancerie, ai lunghi discorsi di Anna infarciti di romanticismo oppone le sue risposte laconiche, non prive di una certa ironia. Per lei le maniche a sbuffo, così di moda tra le ragazzine dell’epoca, che Anna desidera più di ogni altra cosa, oltre ad essere ridicole rappresentavano un inutile spreco di stoffa. Inoltre non comprende l’abitudine di Anna di rinominare le cose che colpiscono la sua fantasia: “Quando non mi piace il nome di un posto o di una persona, io ne immagino sempre uno nuovo e quando ho ribattezzato un posto o una persona, non ci torno più sopra”. Così, il viale di meli in fiore era stato ribattezzato “la bianca strada delle delizie”, mentre il laghetto che Anna scorge al suo arrivo diviene “il lago dalle acque lucenti”.

Totalmente differente è il rapporto di Anna con il timido Matthew. Entrambi sono accomunati da una certa “stranezza”. L’uomo, schivo e di poche parole, a tutta prima si sente frastornato dalle chiacchiere della ragazzina ma fin da subito rimane conquistato dalla sua intelligenza. Ogni tanto interviene in punta di piedi a stemperare le dure critiche di Marilla, invitando Anna a non abbandonare del tutto le sue fantasie (“Non rinunciare a tutto il tuo romanticismo, perché non mantenerne un po’, un poco soltanto, naturalmente?”).

Sullo sfondo, la piccola comunità di Avonlea dove Anna all’inizio fatica ad inserirsi. A scuola si scontra con l’azzimato signor Philips e la sua didattica stantia e subisce atti di bullismo dall’antipatica Josie, sempre pronta a denigrarla per le sue umili origini. A salvarla è il bellissimo legame con Diana, la sua amica del cuore, e con le altre compagne con cui fonda il Club del racconto, grazie al quale la sua sterminata fantasia può trovare sfogo. Inoltre può contare sulla stima e l’appoggio della severa zia di Diana, Josephine Barry, che viveva nella capitale Charlottetown. La vecchia signora, rigida e fissata con le buone maniere, rimane fin da subito conquistata dalla spontaneità di Anna e dalla sua vivace intelligenza.

Le cose per Anna migliorano ulteriormente con l’arrivo della nuova insegnante. La signorina Stacy, “donna aperta e brillante, era riuscita a conquistare subito l’affetto dei suoi allievi, di mantenerlo e di trarre il meglio da ciascuno”. Aveva introdotto lezioni all’aria aperta, i cosiddetti pomeriggi naturalistici, e insegnava recitazione. Inoltre, aveva organizzato uno spettacolo di Natale i cui proventi erano serviti per costruire una bandiera della scuola, accrescendo così il senso di appartenenza negli scolari. Alcuni tra i più bravi si trattenevano oltre l’orario per seguire lezioni supplementari in vista dell’esame di ammissione alla Queen’s Academy. Grazie alla benefica influenza della signorina Stacy, Anna “si aprì come un fiore”. Si getta a capofitto negli studi decisa a superare l’esame e diventare insegnante come la signora Stacy e come i suoi genitori, morti entrambi pochi mesi dopo la sua nascita.

A questo punto della storia intravediamo già un cambiamento in Anna, è meno loquace e più incline alla riflessione, e la prima a farglielo notare è proprio Marilla (“Non ho più voglia di parlare tanto. È più bello pensare cose buone e profonde e tenerle nel cuore, come tesori. Non mi piace che gli altri ne ridano o se ne stupiscano”).

Anna viene ammessa all’accademia e oltre a classificarsi tra i migliori, si aggiudica l’ambita borsa di studio grazie alla quale può frequentare l’università, riempiendo d’orgoglio Matthew e Marilla. Tutto sembra andare per il meglio ma la morte dell’uomo, da tempo malato di cuore, e l’aggravarsi delle condizioni della donna, destinata alla cecità, costringono Anna a rivedere i suoi piani. Sconvolta all’idea che Marilla possa vendere la Casa dal tetto verde dopo aver perso tutti i risparmi a seguito del fallimento della banca, Anna decide di rinunciare alla borsa di studio e di accettare il posto di insegnante offertole dalla scuola di Avonlea; in questo modo potrà rimanere accanto alla donna che l’ha cresciuta facendole da madre, a cui la lega un profondo affetto, ricambiato, come vediamo dalla tenera confessione di Marilla, che finalmente trova le parole per esprimere i suoi sentimenti: “Ti voglio bene, mi sei cara come se fossi sangue del mio sangue, sei stata la mia gioia e il mio conforto fin dal giorno in cui arrivasti a Green Gables”. Marilla non vuole che lei rinunci ai suoi sogni per colpa sua ma Anna la rassicura dicendole che ha comunque intenzione di proseguire gli studi lavorando come insegnante e preparando da sola gli esami.

Sul finale, mettendo da parte l’orgoglio, Anna si riappacifica con il bel Gilbert, il compagno che anni prima si era guadagnato la sua inimicizia per averla chiamata “Pel di carota”. La rivalità con lui l’aveva spinta a primeggiare negli studi, alimentando la sua ambizione. Anna ammette di essere stata troppo dura con lui, soprattutto quando apprende che Gilbert ha rinunciato al posto di insegnante nella scuola di Avonlea chiedendo espressamente che venisse assegnato a lei. Quella che si profila all’orizzonte è una bellissima amicizia tra due ragazzi con la stessa passione per gli studi, che promettono di aiutarsi a vicenda (“Saremo i migliori amici del mondo. Siamo nati per esserlo, Anna”.)

Anna dai capelli rossi ci consegna un bellissimo ritratto femminile di grande forza e tenacia, ma anche di generosità. La sua protagonista vive in sintonia con la natura che la circonda e ne sa cogliere tutta la bellezza (“Sono contenta di vivere in un mondo dove esiste ottobre”… “Mi dispiace per chi vive in luoghi dove non fiorisce il biancospino”). Anna è la dimostrazione di come tutto diventa puro, per chi ha il cuore puro.

Quanto all’immaginazione, tratto distintivo del suo carattere, ne possiamo intuire tutto il potere salvifico. Se all’inizio aveva rappresentato un rifugio per ingannare la dura realtà della sua condizione di orfana, alla fine diviene il mezzo per immaginare un’altra realtà possibile, grazie anche alla scoperta della sua vocazione. In questo modo Anna riesce a trasformare la sua debolezza in un punto di forza. Come dice lo psicologo James Hillman, “è possibile che la nostra vita non sia determinata tanto dalla nostra infanzia, quanto dal modo in cui abbiamo imparato a immaginarla”.

Tutto è più complicato per chi come Anna non ha basi solide da cui partire, o ricordi di visi amati a cui fare riferimento. Allora è importante incontrare qualcuno che ridia senso e importanza alla nostra vita, che ci ispiri nel nostro cammino, che intraveda in fondo ai nostri occhi una scintilla, quella del nostro talento, ciò a cui tendiamo e a cui siamo irrimediabilmente destinati.

La mia citazione preferita:

“Marilla, io non sono cambiata, proprio per niente. Sono come un albero che ha rami più grandi e foglie più fitte, ecco. Ma dentro sono sempre la stessa. Non ha importanza dove o quanto cambierò in apparenza; nel cuore sarò sempre la piccola Anna che continuerà ad amare te, Matthew e Green Gables con la stessa intensità per tutta la vita”.

Lucy Maud Montgomery, Anna dai capelli rossi, Rizzoli, 2017, 393 pp.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Precedente Scarpe italiane - Henning Mankell Successivo La nuova stagione - Silvia Ballestra