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Il mostro

Mi ha telefonato alcuni giorni fa.
“Ciao, come stai?”
“Eh… ho fatto la mammografia…”
Ho capito subito. Non ho potuto dire altro che “eeehhhh…”
“C’è un tumore nel seno sinistro”
“Accidenti. Che doccia fredda.”
“Già. E’ un cancro.”
Cosa si può dire ad un’amica che ha un cancro al seno? e che ti telefona perchè sei medico e spera che tu le dia notizie e dettagli che le dicano “stai tranquilla, è tutto uno scherzo, è un errore”.
Invece tu sei medico sì, ma specialista in psichiatria e la senologia è un argomento che appartiene a decenni prima, ai tempi dell’università e in questi decenni è cambiato tutto, dall’approccio, alla diagnosi, alla prognosi, alla terapia e quindi tu non ne sai un accidente di niente.
Lei vuole certezze e conforto.
La terza donna che nel giro di tre mesi mi telefona per darmi la stessa notizia; la prima a cose fatte: una donna di cinquantacinque anni che, quando me lo comunica, lo ha già tolto, fatto la radioterapia e per sua fortuna era localizzato e sembra definitivamente eliminato; la seconda: mia suocera, di settantaquattro anni, con una storia trentennale di cancro alla vescica e al rene, ma questo del seno è a sè, non è una metastasi; e poi il suo calvario di intervento, ferita lunga a chiudersi, chemioterapia, parrucca (la cosa più dura da digerire), radioterapia: ma il mostro sembra anche stavolta sconfitto, i capelli iniziano a ricrescere, anche qui l’intervento sembra essere risolutivo. E lei? la terza della lista? e io, che domani dovrò fare a mia volta la mammografia? Lei ha cinquantun anni, due anni fa ha adottato due bambini che adesso hanno sette anni e devono ancora crescere, e lei deve lottare anche per loro, oltre che per se stessa. Si sforza di essere lucida e forte ma io lo so che vorrebbe svegliarsi da un brutto sogno. La sostengo nelle sue numerose telefonate, ma vorrei sotterrarmi per la vergogna di non essere all’altezza del suo dolore, della sua angoscia, prego che questi lunghi giorni che la separano dall’esito della biopsia siano brevissimi, passino in un soffio, perchè la certezza è un miliardo di volte meglio dell’incertezza. Dopo lotterà e risolverà, sono sicura. E lei ha bisogno semplicemente di sentirsi dire proprio questo: guarirai.

Rieccomi

Eccomi di nuovo qui, a scrivere al niente e al nessuno. Cos’è successo? La testa è andata dietro alla fantasia, dietro un sogno irrealizzabile e che è svanito subito proprio perché era bello come sogno ma non come realtà; e però la testa ha ripreso a lavorare e la fantasia sta tornando e sta nascendo un nuovo libro, narrativa per ragazzi. Il mio cerchio si sta per chiudere, sono tornata, la frattura è quasi sanata.

Fabrizio de André, la canzone dell’amore perduto

Al cuore non si comanda

Dopo un mese che lei stava lì, esposta a tutte le intemperie, a rischio di investimenti e maltrattamenti, quando l’ho vista, fradicia di acqua piovana, venirmi incontro scodinzolante per avere qualche coccolina, non ce l’ho fatta più: me lo sono portata a casa, le ho fatto il bagnetto, l’ho asciugata, carezzata, nutrita e dissetata, le ho dato un cuscino morbido e caldo e me ne sono perdutamente innamorata. E adesso mio marito la vuole dare via perchè lui non regge la tensione, mentre l’altra nostra cagnetta gioca con la nuova amichetta continuamente. Sarà una grande tristezza, se se ne andrà.

Onore al merito

Lo ammetto: di Miriam Mafai non sapevo un accidente di niente, salvo che l’avevo sentita nominare. Sono dovuta andare su wikipedia per leggere la sua biografia; ovviamente, non posso che esprimere tutti i miei sentimenti di ammirazione per la sua vita, la sua cultura, la sua passione nel lavoro e nella vita politica, al di là delle ideologie: insomma, una donna di elevato spessore e di grande coraggio. Invece sono costretta a fare il confronto con un’altra donna: me stessa. Dov’ero io negli anni nei quali Miriam Mafai scriveva, lottava, faceva pensare e parlare, scriveva articoli e saggi? ovviamente parlo degli ultimi trentacinque anni (io ne ho quasi cinquanta, lei era del1926, non siamo del tutto contemporanee).Dove caspita era la mia testa? Ai tempi del liceo studiavo come un treno ma solo per primeggiare, non per elevarmi e realizzarmi; poi sono andata in crisi per i maschietti (ero talmente cessa che non mi si filava nessuno, oltre ad essere antipatica per via dei risultati nello studio); poi ho smesso di studiare per compensare la frustrazione degli anni del liceo e ho buttato via gli anni in cui avrei dovuto realizzarmi; dopo ho fatto le corse per salvare il salvabile, e anche se mi sono laureata e specializzata con lode, la mia vita affettiva era uno sfacelo; ho acchiappato l’ultimo treno anche col matrimonio e la mia vita matrimoniale è stata un disastro totale fino a due anni fa, quando finalmente mio marito ha deciso di maturare. Così da circa due anni sto disperatamente tentando di recuperare ciò che resta del mio cervello bombardato e arrugginito ma ormai le ossa sono a pezzi, la memoria fa acqua, le forze sono quasi a zero e vivo di rendita su ogni cosa. Per questo non ho seguito niente della vita sociale politica culturale ecc. ecc., per stare dietro alla mia vita interiore e familiare annientandomi in essa. Ed ora non so più dove sono.

Testa vuota

Che mi succede? Mi sono inaridita.Non riesco più a pensare, non riesco più a scrivere. Dove sono?